A Pontida i cori contro i napoletani smentiscono la retorica della pace

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Il tradizionale raduno della Lega sul pratone di Pontida si è aperto quest’anno con un’aria di profonda spaccatura e una netta contraddizione tra la retorica ufficiale e i messaggi che si levano dalla base. Mentre i leader del centrodestra insistono sulla necessità di unire il Paese e promuovere la pace, dai giovani militanti della Lega si alzano cori di un’aggressività e un’incongruenza evidenti, come l’inaccettabile canto “Vesuvio erutta, tutta Napoli è distrutta”.

Il raduno, che fino all’anno scorso acclamava il “Capitano” Matteo Salvini, ha visto un cambio di rotta: al primo giorno, il coro più assordante è stato “C’è solo un generale”, un’ovazione dedicata a Roberto Vannacci. L’ex ministro Salvini, costretto a lasciare il raduno in anticipo per un malore, ha delegato in parte il palcoscenico a Vannacci, la cui ascesa nel partito sta creando una profonda divisione.

Vannacci e i “baby leghisti”: un’alleanza scomoda

L’entusiasmo per Vannacci è palpabile tra i giovani della Lega e i membri dell’associazione “Mondo al contrario”, giunti a Pontida unicamente per lui. Sebbene il generale cerchi di evitare contrapposizioni, riconoscendo Salvini come “leader incontrastato”, la sua presenza è motivo di imbarazzo per figure storiche del partito. Massimiliano Romeo, Gian Marco Centinaio e il governatore Attilio Fontana hanno preferito apparire solo nella giornata clou, mentre Luca Zaia e Massimiliano Fedriga hanno mantenuto le distanze, con quest’ultimo che ha prudentemente glissato sul tema.

Mentre la destra e la Lega parlano di un futuro di pace e unità, la base sembra muoversi in direzione opposta. I giovani militanti, che indossano magliette a favore del conservatore americano Charlie Kirk, non si fermano ai cori a sostegno di Vannacci, ma chiedono apertamente la “remigrazione” e inneggiano contro l’islam, i giornalisti e gli alleati politici. I loro cori, che attaccano senza mezzi termini il leader di Azione Carlo Calenda e l’alleato Antonio Tajani, hanno un’eco ancora più disturbante quando si rivolgono al Mezzogiorno. Il canto “Vesuvio erutta, tutta Napoli è distrutta”, in particolare, mette in evidenza un’inaccettabile incoerenza.

Incoerenza e messaggi di odio

Il raduno di Pontida, che dovrebbe essere una vetrina di coesione e forza politica, ha invece esposto le crepe interne del partito e la contraddizione tra le promesse di unione nazionale e le manifestazioni di odio. La nuova ondata di populismo rappresentata da Vannacci sembra galvanizzare una parte della base che, lontana dai toni più misurati, non esita a usare un linguaggio aggressivo e denigratorio. In questo contesto, le parole d’ordine di pace e unità politica sembrano svanire, soffocate da cori che richiamano un passato di divisione e intolleranza, gettando un’ombra sul futuro di un partito che cerca di reinventarsi senza trovare una direzione chiara.