Il mistero del sangue di San Gennaro: tra fede, tradizione e ipotesi scientifiche

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Il mistero del sangue di San Gennaro: tra fede, tradizione e ipotesi scientifiche. Ogni anno, il 19 settembre, Napoli si raccoglie nel Duomo per assistere a uno degli eventi più attesi e suggestivi: la liquefazione del sangue di San Gennaro, patrono della città. Nelle ampolle custodite nella Cappella del Tesoro, secondo la tradizione, si conserva il sangue del santo martire, che in alcune ricorrenze passa dallo stato solido a quello liquido. Un fenomeno che per i fedeli è un vero e proprio miracolo, segno di buon auspicio per la città; al contrario, la mancata liquefazione è vissuta come presagio sfavorevole. Ma cosa accade davvero dentro quell’ampolla? È possibile spiegarlo con la scienza?

Le analisi mancate e i misteri irrisolti

La Chiesa non ha mai autorizzato l’apertura dell’ampolla, e quindi nessuno conosce con certezza la composizione del liquido. Alcune analisi indirette, condotte nel 1902 e nel 1989 studiando la luce riflessa dal contenuto, non hanno mai avuto una pubblicazione scientifica validata. Restano dunque solo ipotesi, formulate da chimici e ricercatori nel corso del tempo.

Due ipotesi scientifiche

La prima ipotesi è che l’ampolla contenga una sostanza con un basso punto di fusione, che quindi potrebbe liquefarsi grazie a piccole variazioni di temperatura, persino con il calore delle mani.

La seconda, più accreditata, è quella della miscela tissotropica: una sostanza che resta solida quando è ferma, ma diventa liquida se agitata e torna solida quando viene lasciata a riposo.

A sostegno di questa ipotesi c’è uno studio pubblicato nel 1991 su Nature da tre ricercatori del CICAP, che riuscirono a ricreare in laboratorio una sostanza rossa con proprietà simili. Utilizzarono cloruro ferrico, presente anche sul Vesuvio, carbonato di calcio e sale da cucina, ingredienti disponibili già nel Medioevo, quando nel 1389 si registrò la prima liquefazione documentata.

Quando il sangue non si scioglie

Il prodigio non si verifica sempre. Se la sostanza fosse realmente una miscela a basso punto di fusione, la spiegazione potrebbe risiedere in temperature insufficienti. Nel caso della tissotropia, invece, basterebbe una scarsa agitazione per impedire al composto di trasformarsi da solido a liquido.

Tra fede e scienza

Le ipotesi scientifiche non intaccano, tuttavia, la forza simbolica del prodigio. Per i napoletani, la liquefazione del sangue di San Gennaro resta un evento che va oltre la spiegazione chimica: è un momento di identità collettiva, di speranza e di fede che unisce la città.

In attesa di certezze scientifiche – che potranno arrivare solo se un giorno l’ampolla verrà aperta – resta il fascino di un mistero capace di resistere nei secoli, sospeso tra devozione e scienza, tra miracolo e suggestione.