Il Pd chiede le dimissioni di Roberto Lambiase e Gerarda Torino. E lo fa attraverso una mozione, letta nel consiglio comunale di due sere fa, nella quale è stato chiesto ai due consiglieri in maggioranza un «atto di responsabilità». Nessuno dei due ha deciso però di dimettersi dall’assise. Se Gerarda Torino ha preferito restare in silenzio durante tutte le discussioni sui punti da approvare, Lambiase ha invece comunicato la sua decisione di dimettersi dal ruolo di presidente del consiglio comunale. Prima di annunciarlo, ha voluto leggere una memoria a tutti i presenti. Nel documento, l’avvocato indagato dalla Procura di Napoli con l’accusa di corruzione in concorso con il giudice Mario Pagano, ha ripercorso la cronologia di quel 19 aprile, giorno nel quale la Mobile di Napoli perquisì la sua abitazione. «Hanno lasciato l’auto a duecento metri da casa, entrando in punta di piedi e senza spaventare la mia famiglia. Sono stati garbati e corretti. A differenza di chi – ha proseguito Lambiase – vigliaccamente ha dato fuoco alla mia auto, tre giorni prima». Gli inquirenti sequestrarono il suo cellulare, insieme ad alcuni supporti informatici.
Dai banchi dell’opposizione invece, il Pd ha invitato tutta la maggioranza a votare una mozione nella quale si chiedeva allo stesso Lambiase di consegnare in Procura gli atti del precedente consiglio comunale. In quella seduta, l’ex presidente del consiglio fu protagonista di un lungo intervento, criticando – seppur senza fare nomi – alcuni esponenti dell’ex maggioranza. «Se Lambiase sa qualcosa, vada in Procura». Questa, in sostanza, la volontà espressa dal Partito Democratico. Il punto, tuttavia, non è stato messo ai voti. Tra gli interventi, anche quello di Antonio Pagano, fratello del giudice indagato. L’ex sindaco ha esordito dicendo di «Non riconoscere più la mia Roccapiemonte», aggiungendo di percepire un «clima avvelenato e di odio», oltre che di «stillicidio», al quale la sua famiglia sarebbe di fatto costretta. La seduta ha visto l’approvazione di tutti i punti all’unanimità, consistenti nell’approvazione delle tariffe Tarsu e aliquote per la Casa dell’Acqua. L’inchiesta della procura di Napoli invece, va avanti. Nei prossimi giorni, il Tribunale del Riesame fisserà la data dietro istanza degli avvocati difensori, a seguito dei sequestri effettuati. Al centro di tutto, l’inchiesta che vede il giudice Mario Pagano indagato per aver condizionato delle sentenze in tribunale, dietro favori e regalie. Tra i coinvolti, Lambiase e Gerarda Torino, insieme ad alcuni dei familiari che la procura ha definito «un comitato d’affari»
