Decapitata l’organizzazione criminale: 85 misure cautelari, indagini avviate grazie alla piattaforma Sky ECC.
Estorsioni, traffico di droga, violenze e persino piani di omicidio progettati con metodi da vecchia camorra. È questo lo scenario emerso dall’operazione che giovedì ha portato a 85 misure cautelari e una decina di indagati a piede libero, colpendo duramente la cosca del Bronx di Pagani.
Le indagini hanno preso un’accelerata grazie alle chat intercettate sulla piattaforma Sky ECC, considerata impenetrabile dagli affiliati ma penetrata nel 2021 dalle autorità francesi. In quelle conversazioni sono stati documentati i traffici e le strategie del clan, dal commercio di stupefacenti agli accordi con cosche calabresi, fino alle spedizioni punitive.
Il traffico internazionale di droga
Secondo l’inchiesta, il gruppo capeggiato da Giuseppe De Vivo, 38 anni, avrebbe importato da Spagna e Olanda quasi una tonnellata di droga in appena un mese e mezzo. De Vivo, ritenuto dirigente e finanziatore dell’associazione, non solo dettava le regole di acquisto e vendita, ma curava anche i rapporti con la ‘ndrina dei Mancuso. Dalle chat emergono trattative per la cocaina, trasportata sotto forma di chicchi di caffè o cialde, e per grossi quantitativi di hashish da pagare a Panama tramite intermediari cinesi.
I progetti di sangue
Nelle conversazioni tra Daniele Confessore e lo stesso De Vivo compaiono piani di eliminazione di rivali come Nicola Fiore detto “Pallino”, Antonio Petrosino D’Auria e Salvatore Guida detto ’o Capriell. Vecchi metodi di camorra: casolari di campagna attrezzati con vasche e acido per far sparire i corpi.
Le donne al vertice
A reggere il clan, durante le assenze dei boss, sarebbero state Rita Fezza e la madre Anna Mannoni, considerate dal Gip figure “apicali” per capacità direttive e di gestione interna. Dalle intercettazioni emergono ordini, direttive e punizioni da impartire, fino a vere e proprie istigazioni alla violenza. In un colloquio, Rita rimprovera i figli Michele e Gioacchino: «Lo dovevate picchiare», mentre la Mannoni rincara: «Lo dovevate buttare prima dalla finestra e poi dal balcone».
La catena delle violenze
Le spedizioni punitive erano il segno tangibile della forza di intimidazione del clan. Nell’agosto 2023, quattro affiliati tentarono di uccidere un uomo accusato di essersi rifornito da altri canali: inseguito in auto, fu colpito e bersagliato da colpi di pistola, scampando miracolosamente alla morte.
In un altro episodio, un pusher subì una pistola puntata in bocca e colpi al volto per non aver rispettato il monopolio del gruppo.
Non sono mancati pestaggi per debiti di droga: una donna di Sant’Antonio Abate fu picchiata davanti alla figlia piccola per un debito di 100mila euro; in un altro caso un uomo fu ferito con la frattura di uno zigomo.
«I leoni sono stati fermati, ma dietro ci sono le tigri»
Il potere del clan, nonostante gli arresti, si manifestava anche con messaggi dal carcere. È emblematica la frase rivolta da Vincenzo Confessore al giovane Michele D’Auria Petrosino: «I leoni sono stati fermati, ma dietro ci sono le tigri. Nessuno avrà mai pace a Pagani».
L’inizio degli interrogatori
Intanto, nel carcere di Salerno, sono iniziati gli interrogatori di garanzia davanti al Gip Piero Indinnimeo, che ha confermato come l’organizzazione agisse con modalità tipicamente mafiose, imponendo con violenza la propria egemonia sul territorio.

