Sapir Berman: l’arbitra transgender realizza due sogni. Per 26 anni ha vissuto nell’ombra dei suoi sogni. Poi, tutto insieme, quei desideri che sembravano incompatibili sono diventati realtà. Oggi Sapir Berman, 31 anni, è la prima donna transgender ad arbitrare una partita internazionale di calcio. “Ho sempre desiderato essere una donna e ho sempre desiderato essere un arbitro – racconta – e quando i due sogni si sono uniti è stata un’esplosione di gioia. Quello che sto facendo è giusto: sto scegliendo me stessa e dimostrando al mondo che è possibile”.
Il sogno di Sapir Berman nascosto per 26 anni
Il desiderio di Sapir di vivere come donna nasce da bambina, a soli cinque anni. Ma quando ha iniziato a giocare a calcio, ha compreso che il suo sogno di essere una donna e quello di restare nel mondo del pallone sembravano inconciliabili. Così ha scelto di nascondersi. Cresciuta in una famiglia appassionata di calcio, ha giocato come difensore fino ai 15 anni. Poi, capito che non avrebbe avuto un futuro da calciatrice, ha intrapreso la strada dell’arbitraggio. La sua carriera è stata rapida: dalle serie minori fino alla prima divisione maschile israeliana. Sempre, però, con un segreto custodito dentro di sé.
La svolta durante la pandemia
Il lockdown del 2020 è stato il momento decisivo. “Mi sono chiesta: è davvero questa la mia vita? E ho deciso di fare coming out”. Una scelta che temeva avrebbe chiuso la sua carriera, ma che invece l’ha portata a iniziare il percorso di transizione nel 2021. Non sono mancati ostacoli: due test di idoneità falliti, la retrocessione in una categoria inferiore e la sensazione di rischiare tutto ciò per cui aveva lavorato. Ma la sua determinazione non si è fermata. Quest’anno è arrivata la consacrazione internazionale. A marzo 2023, a Belfast, Berman ha diretto Irlanda del Nord–Montenegro (qualificazioni per l’Europeo femminile Under 17), diventando il primo arbitro transgender a dirigere un match ufficiale internazionale in Europa. Ora sogna in grande: arbitrare in Champions League, agli Europei o ai Mondiali.
Una nuova forza dentro e fuori dal campo
L’accoglienza, racconta, è stata più positiva del previsto. “I fan mi insultano ancora, ma ora usano nomi femminili. È una forma di approvazione: mi vedono per come sono”. Ancora più importante, i giovani la fermano per strada per dirle che la sua storia ha dato loro speranza. “Mi riempie di orgoglio e mi dà la forza per andare avanti. Alla fine ho fatto una sola scelta: scegliere me stessa”.

