Max Coppeta a Los Angeles: “Costellazioni deserte” tra inquietudine e armonia

0
231

di Marco Visconti

Los Angeles accoglie l’arte italiana in un dialogo interculturale che attraversa linguaggi e sensibilità. Alla Shatto Gallery, dal 13 settembre all’11 ottobre 2025, si apre Disquiet vs Harmony, collettiva che riunisce nove artisti contemporanei, 5 italiani e 4 coreani, chiamati a interrogarsi sulla tensione estetica e sociale tra inquietudine e armonia, tra caos e ordine.

Curata da Cynthia Penna e Yujin Iris Jeong, la mostra diventa spazio di risonanza tra culture che, seppur lontane geograficamente, si incontrano nell’urgenza di riflettere sulla fragilità del presente. Le opere in esposizione: pittura, scultura, installazione e tessuti, svelano percorsi paralleli, intrecci di linguaggi che cercano di restituire, in una dimensione condivisa, ciò che nel mondo appare frantumato.

In questo contesto si colloca il lavoro di Max Coppeta, artista campano dalla pratica interdisciplinare che da anni indaga il rapporto tra natura e tecnologia, materia e immaterialità. La sua nuova ricerca si concretizza nell’opera Costellazioni deserte, un paesaggio sospeso che simula materia organica e inorganica: cielo e terra si condensano in blocchi compatti, custodi di un’ultima testimonianza di ciò che è stato. Coppeta trasforma pigmenti e forme liquide in tracce colorate, presenze vitali che affiorano come costellazioni: resti luminosi di un passato che non ritornerà, riflessi di una memoria collettiva che si confronta con la desertificazione del futuro.

Il titolo della mostra, Disquiet vs Harmony, diventa qui un paradigma per leggere l’opera: l’inquietudine si manifesta nella consapevolezza della perdita, mentre l’armonia si rivela nella capacità dell’arte di generare connessioni, di trasformare l’angoscia in visione. Coppeta, formatosi tra l’Accademia di Belle Arti di Napoli e l’Istituto Superiore di Design di Torino, dal 2001 porta avanti una ricerca che si muove tra scultura, installazione e design. Le sue opere, esposte a livello internazionale: da Houston a Singapore, da Tokyo a Venezia, si distinguono per la capacità di far emergere la poesia latente della materia, forzandone i limiti fisici fino a renderla rivelatrice del nostro tempo.

La collettiva, che vede in mostra anche Marco Adinolfi, Danilo Ambrosino, Massimo Cicala, Alfonso Sacco, YC Kim, Ji Oh, Michelle Oh e Youngho Seock, propone un attraversamento estetico che va oltre la contrapposizione: dissonanza e armonia non come opposti, ma come poli inseparabili di un medesimo processo creativo. Dal cuore di Los Angeles, la Shatto Gallery dal 2019 luogo di incontro tra pratiche artistiche emergenti e consolidate, si conferma piattaforma privilegiata per un dialogo che intreccia geografie, linguaggi e sensibilità. E se il presente appare sempre più instabile, l’arte continua a rivelarsi bussola: inquieta, ma necessaria.