Riparte il nuovo anno scolastico: cellulari banditi e il ritorno della “Maturità”

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mn24.it

L’anno scolastico 2025/26 prende ufficialmente il via oggi in Provincia autonoma di Bolzano, come da tradizione la prima a riaprire i cancelli. Il resto d’Italia seguirà a scaglioni fino al 16 settembre, secondo il calendario scolastico nazionale.
Quello che comincia è un anno particolare: non solo per le differenze di calendario, ma soprattutto per le novità normative che studenti, famiglie e scuole devono affrontare già dal primo giorno.

Da quest’anno entrano in vigore tre provvedimenti che cambieranno la vita scolastica quotidiana:

  • il divieto di smartphone in classe,
  • le nuove regole dell’Esame di Maturità,
  • gli standard più rigorosi per la sicurezza nei viaggi d’istruzione.

Un pacchetto che rende l’avvio dell’anno più impegnativo sia per i dirigenti scolastici, chiamati ad aggiornare regolamenti e procedure, sia per gli enti locali, coinvolti nella gestione dei trasporti.

Addio smartphone in class

Il divieto di utilizzare lo smartphone durante le lezioni è la novità che tocca da vicino tutti gli studenti, dalle elementari alle superiori. Il ministro Valditara lo ha presentato come una misura “nell’interesse dei giovani”, ricordando che il 76% degli studenti si dichiara favorevole.
L’obiettivo è ridurre distrazioni, uso improprio e fenomeni come cyberbullismo o copiatura.

Ogni scuola dovrà scegliere come custodire i telefoni: armadietti, contenitori di classe o sacche sigillate. Non mancano i costi organizzativi e gestionali, ma il decreto lega direttamente le violazioni al voto di condotta, che ora pesa di più sulla carriera scolastica. In altre parole, lo smartphone non è solo un problema disciplinare, ma diventa un tema valutativo.

Gli esperti ricordano però che il divieto da solo non basta: serve affiancarlo a percorsi di educazione digitale per formare ragazzi consapevoli nell’uso delle tecnologie.

La Maturità cambia volto

Dal 2026 i ragazzi dell’ultimo anno dovranno affrontare un Esame di Stato rinnovato, che torna a chiamarsi Esame di Maturità.
Le novità principali:

  • niente più “documento di classe” per l’orale, sostituito da domande su quattro materie caratterizzanti, definite a gennaio;
  • chi si rifiuta di rispondere verrà bocciato;
  • confermate le due prove scritte;
  • maggiore attenzione al percorso complessivo, con focus su educazione civica e PCTO (ex alternanza scuola-lavoro).

Accanto al diploma sarà allegato il curriculum dello studente, con esperienze scolastiche ed extrascolastiche.
Cambiano anche le commissioni: passano da sette a cinque membri, con formazione specifica e compensi più alti.

La riforma inserisce inoltre in via stabile la filiera 4+2: quattro anni negli istituti tecnici e professionali più due negli ITS Academy, per accorciare i tempi e legare meglio scuola e lavoro.

Il decreto di settembre fissa nuovi criteri per la sicurezza dei viaggi scolastici. I mezzi utilizzati dovranno rispettare standard più stringenti, con un’attenzione particolare all’accessibilità per gli studenti con disabilità.
Un capitolo che riguarda da vicino gli enti locali e le aziende di trasporto, chiamati a garantire servizi conformi.

Oltre il Nord-Sud: la nuova frattura centro-periferia

Al Forum Ambrosetti di Cernobbio, il ministro Valditara ha messo in evidenza un tema meno discusso ma cruciale: non solo il divario tra Nord e Sud, ma anche la distanza crescente tra scuole dei centri cittadini e scuole di periferia nelle grandi aree metropolitane.
Dati Invalsi recenti mostrano differenze significative, ad esempio, tra centro e periferia di Milano e Torino.

Il ministro ha ricordato che i risultati Pisa 2022 in matematica pongono l’Italia del Nord sopra Paesi come Finlandia e Germania, e che il tasso di dispersione esplicita è sceso all’8,3%, sotto la soglia europea del 9% prevista per il 2030. Un risultato ottenuto grazie a misure come Agenda Sud (più docenti, tempo pieno, sport e coinvolgimento delle famiglie) e il decreto Caivano, che obbliga a segnalare l’evasione scolastica ai comuni e, se necessario, alla Procura.