IL COMMOVENTE APPELLO DEL PRELATO: “NON TRASFORMATE LE FABBRICHE DEL SUD IN PRODUTTRICI DI ARMI”

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Nella sua veste di presidente dell’Associazione Legami di Solidarietà, Don Peppino Gambardella (oggi ottantunenne) si fa portavoce di un accorato appello rivolto all’ANSA e, dunque, all’opinione pubblica nazionale. La sua missiva contesta la recente prospettiva di riconversione delle industrie del Sud — cantieri navali, stabilimenti Fincantieri e MBDA — verso scopi militari, denunciando il rischio concreto di far diventare aree lavorative vitali obiettivi sensibili in caso di conflitto. Sotto la sua guida, l’associazione, operativa dal 2015, ha sempre cercato di costruire una rete di solidarietà concreta ed efficace a favore di lavoratori, cassintegrati e famiglie in difficoltà.

Chi è Don Peppino Gambardella?

Don Peppino è un sacerdote impegnato da anni nella lotta contro la povertà e l’emarginazione. Fondatore dell’Associazione Legami di Solidarietà, nata il 25 aprile 2015 nella parrocchia di San Felice in Pincis a Pomigliano d’Arco, ha puntato sulla mutualità e l’impegno dal basso per sostenere famiglie colpite dalla crisi economica  .

È stato presentato a Roma, in Senato, per sensibilizzare i parlamentari su queste realtà e per proporre un modello di solidarietà da replicare in altre regioni . Il fondo avviato dall’associazione, alimentato da donazioni spontanee, contributi di lavoratori (anche Fiat) e appoggiato da figure del calibro di Toni Servillo, ha fornito aiuto concreto fin da subito  .

Nel corso degli anni, l’associazione ha sostenuto centinaia di persone, pagando bollette, medicine, contributi per l’affitto, garantendo un sostegno simbolico e materiale. In momenti drammatici, come l’esaurimento dei fondi, Don Peppino non ha nascosto il proprio dolore e ha lanciato appelli a sindacati, politici e cittadini affinché chiunque potesse aiutare non restasse indifferente

Lettera integrale di Don Peppino Gambardella

Spettabile  Agenzia ANSA

Per Mima Maiello

Redazione

Desidero inoltrare un appello urgente tramite codesta agenzia e confido che venga accolto.

Appello per il disarmo

Per un futuro di pace e lavoro nel Sud Italia

Sono don Peppino Gambardella, Presidente dell’Associazione Legami di Solidarietà.

Desidero lanciare un appello urgente.

Nelle scorse settimane, le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Fincantieri, il Dottor Roberto Forgiero, hanno suscitato in noi profondo sconcerto e preoccupazione. Le sue parole, ampiamente riportate dalla stampa, prospettano un futuro in cui le grandi industrie del Sud, come gli stabilimenti Leonardo di Pomigliano e Nola, e soprattutto i cantieri navali di Castellammare di Stabia, verrebbero riconvertite alla produzione bellica.

La nuova sede produttiva di MBDA trasferita a Pomigliano d’Arco sarà operativa a partire da ottobre 2025 e ospiterà, in una prima fase, circa 250 lavoratori provenienti dal sito del Fusaro, che continuerà a mantenere un ruolo centrale nella strategia aziendale. Nel nuovo stabilimento verranno spostate alcune delle produzioni del sito del Fusaro dove si realizzano componenti di alta tecnologia per il settore della difesa. Il piano industriale prevede, a regime, il coinvolgimento di circa 1.000 lavoratori tra i due siti, con un incremento occupazionale stimato di almeno 300 nuove unità.

Siamo di fronte a un cambiamento radicale che viene imposto dall’alto, nel silenzio più totale. Le maestranze e le comunità locali non sono state informate e non sono state coinvolte in un dibattito che incide direttamente sul loro futuro. Ci chiediamo: qualcuno ha considerato il rischio che queste città, ospitando industrie belliche, potrebbero diventare obiettivi sensibili in caso di conflitto?

In tutto questo, tutti i sindacati sembrano essere assenti. Un silenzio che lascia i lavoratori e le lavoratrici in uno stato di incertezza e preoccupazione. Come Associazione, ribadiamo la nostra convinta adesione ai principi pacifisti della Costituzione Italiana, vedi articolo 11. Ci opponiamo fermamente alla guerra e alla riconversione delle nostre industrie in un’economia di guerra. Non possiamo accettare che la necessità del lavoro venga utilizzata per giustificare una produzione di morte.

Questo è particolarmente vero per i cantieri navali di Castellammare, che, stando a quanto apprendiamo, dovrebbero essere trasformati in stabilimenti per la produzione di navi da guerra. Per questo, chiediamo ai sindacati, soprattutto alla FIOM e alla CGIL, di fare immediatamente chiarezza. Chiediamo un confronto pubblico e un’assemblea aperta a tutti i tesserati per illustrare lo stato di questi progetti. Soprattutto, chiediamo alla FIOM e alla CGIL di assumere un impegno chiaro e netto a contrastare questa deriva. Sono i lavoratori e le lavoratrici che renderanno possibile questa riconversione. Hanno il diritto di sapere per cosa stanno lavorando.

Confidiamo che la FIOM, il più grande sindacato metalmeccanico del Paese, saprà farsi portavoce dei valori di pace e lavoro, contrastando con il sostegno della sua base questa inaccettabile industrializzazione di guerra nel Sud Italia. Il Sud pretende lavoro che serva a condurre una vita dignitosa e non che sia principio e pratica di morte per bambini, donne e uomini. L’art. 11 della nostra Costituzione repubblicana dovrebbe essere l’approdo da cui ripensare ad un mondo davvero libero e umano. A noi non interessa se le armi finiranno in Ucraina o a Gaza: l’importante è non produrre strumenti di guerra a Castellammare e a Pomigliano d’Arco.

Desideriamo anche annunciare un evento straordinario prossimamente.

Grazie a tutti.

Il Presidente

Don Peppino Gambardella