Nocera si prepara a illuminarsi: tornano “le notti bianche della cultura”

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di Giorgia Valentini

«Chi dice che sono un sognatore, chi uno strano visionario, chi addirittura un sofisticato, ma teng tropp ’a capa tosta», scrive sui social il consigliere Ferdinando Padovano; forse è proprio questa caparbietà il segreto che permette a Nocera di riaccendere, una delle sue magie più luminose: le Notti Bianche della Cultura. Settembre porterà con sé non una semplice rassegna, ma un vero viaggio tra rioni, strade, palazzi storici e luoghi simbolo di Nocera. Una promessa di emozioni e sorprese che non si limita a celebrare il passato, ma lo intreccia con la voce viva di artisti, scrittori e narratori capaci di accendere il presente.

Il programma, già in parte annunciato dallo stesso Padovano, è un mosaico di suggestioni. Nelle piazze e per le strade, si alterneranno nomi che non hanno bisogno di biglietti da visita: le vibrazioni della Tumolillo, la penna affilata e ironica di Diego della Silva, l’enciclopedico e brillante Amedeo Colella insieme alla voce intensa di Gianni Conte, fino alla carica teatrale e inconfondibile di Peppe Lanzetta. Una parata di talenti che racconta, meglio di mille slogan, la volontà — di alcuni – di fare della cultura un’esperienza popolare, mai banale, che diventa patrimonio condiviso. E poi, una chiusura magica con un’intera serata dedicata ai bambini, che diventeranno protagonisti assoluti. Fiabe raccontate sotto le tende, tra luci soffuse e cuori che battono, in una scelta che non è semplice corollario, ma dichiarazione d’intenti: la cultura appartiene alle nuove generazioni, ed è lì che deve continuare a germogliare.

Nocera si prepara, dunque, a vestirsi di parole, musica e sogni. La città che spesso viene dipinta come sonnolenta, grazie alla forza di chi crede ancora nei sogni, anche quando sembrano visioni, sceglie di riscoprire se stessa attraverso l’arte e la parola, perché sì, forse serve un po’ di “capa tosta” per credere ancora nella cultura come collante di una comunità. Ma è proprio quella tenacia che, alla fine, fa la differenza.