Pagani. Assalto al portavalori: dubbi sui video che incastrarono Enrico Laierno

0
636

Discordanze tra gli orari e le immagini che hanno incastrato Enrico Laierno. Lo ha evidenziato l’avvocato Rino Carrara, legale di fiducia del 51enne paganese arrestato nel gennaio 2015 dopo due mesi di latitanza, per aver tentato un assalto armato ad un portavalori lungo Corso Ettore Padovano. Ieri mattina, presso il tribunale di Nocera Inferiore c’era anche lui, Enrico Laierno, scortato da almeno cinque agenti della polizia penitenziaria. Volto rilassato, indossava giacca e camicia, rivolgendo più sguardi alle persone a lui più care, presenti in aula. I giudici hanno inveceascoltato il primo testimone, un maresciallo dei carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore, il quale ha fornito spiegazioni su come gli investigatori giunsero a ritenere il paganese l’autore dell’assalto al portavalori della “Cosmopol”. «Abbiamo lavorato con i filmati di diverse telecamere, come quelle del parcheggio comunale – ha riferito – e delle attività commerciali. Alcuni colleghi che conoscevano il contesto, intuirono si trattasse di Laierno dal modo di camminare, oltre che dalla corporatura. Insieme, ovviamente, alla testimonianza delle guardie giurate che risposero al fuoco». Il maresciallo ha poi parlato delle perquisizioni che una numerosa “squadra” di colleghi effettuò qualche minuto dopo la tentata rapina. Non solo presso la casa del 51enne, ma anche di persone ritenute a lui vicine e coinvolte, in passato, in una maxi inchiesta focalizzata su di un’associazione finalizzata proprio alle rapine. A incastrare Laierno, fu anche l’assenza presso casa sua di un motociclo intestato alla moglie, compatibile con quello catturato in video con a bordo l’uomo.

Eppure, per l’avvocato Carrara, sarebbero diverse le cose a non tornare nel processo di identificazione del presunto rapinatore. La circostanza più importante è quella che vedrebbe evidenti discordanze tra le immagini dei video e gli orari a loro volta parte integrante dei vari “frame”. Uno in particolare, vedrebbe Laierno “scappare” a bordo del suo motociclo, mentre nel successivo (quindi dopo diversi minuti) tentare  l’assalto al portavalori armato di mitra. Il tribunale ha disposto che un apposito perito acquisisca i video e li trasmetta, alla presenza dei carabinieri, durante la prossima udienza. Spiegando, punto per punto, l’esatta ricostruzione di orari e movimenti di Enrico Laierno. La richiesta è stata accolta anche dal pm dell’Antimafia, Vincenzo Montemurro. Il prossimo 18 maggio, davanti al giudice compariranno 8 guardie giurate, nelle vesti di testimoni, che quel giorno risposero “al fuoco”, sventando l’assalto. 

Laierno sparò verso di loro almeno sette proiettili calibro 9×19. L’arma in suo possesso era un mitra. La Dda, nella fase d’indagine, riprese un verbale riempito dall’ex boss Sandro Contaldo, secondo il quale Enrico Laierno era «organicamente inserito nelle compagini camorristiche del luogo, con il preciso compito di organizzare e commettere le rapine». L’assalto al portavalori non riuscì, ma costo il ferimento di almeno tre persone. Il 51enne si diede alla fuga, dando inizio ad un periodo di latitanza durato 2 mesi, al termine del quale si consegnò spontaneamente. Si trova in carcere da più di un anno. I plichi che aveva puntato e che erano destinati a essere depositati nella banca vicina, contenevano 80.000 euro in contanti.