Nocera Inferiore. Sindaco in ospedale: ora bastano i fatti

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Incontro con Santarpia, Pepe e Fasolino: “Nuova palazzina, reparti rifatti, 35mila prestazioni in 7 mesi: la sfida è consegnare, non annunciare”.

di Giorgia Valentini

Il sindaco di Nocera Inferiore, Paolo De Maio, entra all’Umberto I non per tagliare nastri ma per giocare a carte scoperte. Faccia a faccia con la direttrice sanitaria Rosalba Santarpia, al suo fianco i consiglieri comunali Pepe e Fasolino. Un incontro fissato da settimane, non l’ennesima passerella. Sul tavolo, tutto ciò che fa la differenza tra un ospedale che funziona e uno che arranca: soldi, cantieri, personale e prestazioni.De Maio mette il punto sulle polemiche delle ultime settimane: «Le carenze di personale? Problema nazionale. L’Asl ha avviato procedure per assumere infermieri e operatori socio-sanitari. E la Regione Campania sta riversando su questo territorio risorse economiche mai viste prima: per il Comune, per l’edilizia residenziale e per l’azienda sanitaria».

Fasolino, che di cantiere ha parlato a lungo, ricorda che l’ospedale è un’opera in movimento. Un mese fa il presidente Vincenzo De Luca ha fatto tappa all’ “Umberto I” per il punto lavori: adeguamento sismico e strutturale, una palazzina intera che si aggiunge al corpo esistente, consolidamenti statici, reparti rifatti da cima a fondo — urologia, ginecologia, cardiologia. Valore complessivo: 50 milioni di euro. Non spiccioli, ma nemmeno magia: i frutti si vedranno, sì, ma più avanti. Intanto il cantiere deve correre senza paralizzare la cura.Capitolo personale, la leva più delicata.

«Sono arrivati oltre 60 nuovi infermieri tra Nocera, Pagani e Scafati», precisa Fasolino. «Di questi, 7/8 al Pronto soccorso di Nocera: un aiuto reale». È l’unico indicatore che parla alla pancia dei cittadini: se il triage respira, respira tutta la struttura. Ma guai a rallentare: il turnover estivo e la stanchezza strutturale dei reparti impongono continuità, non interventi spot.Le cifre del lavoro clinico, però, dicono che la macchina non è ferma. Con la direttrice Santarpia si è parlato di un aumento delle prestazioni erogate: in sette mesi, oltre 35 mila. Un dato che vale doppio perché accompagnato da un messaggio operativo chiaro: copertura h24 garantita in tutte le unità operative, anche durante le ferie, grazie a sostituzioni pianificate «oculatamente». È la differenza tra organizzazione e improvvisazione.E allora, dove sta il punto? Qui: cemento e camici devono marciare allo stesso passo. L’investimento infrastrutturale senza personale è un guscio; il personale senza spazi sicuri e reparti moderni è un sacrificio a perdere.

L’ “Umberto I” oggi è inchiodato a una doppia sfida: consegnare in tempi utili una struttura più sicura e più efficiente e, nello stesso istante, difendere i livelli di servizio che i cittadini pretendono. Perché la qualità di un ospedale non si misura nelle conferenze stampa ma nelle attese al CUP, nella gestione del dolore in PS, nell’umanità al letto del malato.Le “polemiche sulle poche risorse umane”, come dice il sindado, non si dissolvono con una conferenza; ma se a Nocera è arrivato denaro, cantieri e camici, allora la cittadinanza ha diritto a una promessa misurabile: tempi certi, servizi migliori, sicurezza strutturale. Non è chiedere troppo: è chiedere il minimo sindacale a un sistema sanitario che vuole tornare a essere all’altezza del proprio nome.

Oggi l’ “Umberto I” appare come un paziente in terapia intensiva: monitor collegati, parametri in risalita, prognosi ancora riservata. La politica ha messo la flebo, la direzione sanitaria mantiene la linea, i professionisti reggono il colpo. La cura, però, ha un nome semplice: risultati. E quelli, per fortuna e per responsabilità, non si possono truccare.