Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: la morte, la processione e la sepoltura del santo patrono di Pagani 1° agosto

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La Chiesa universale celebra la memoria liturgica del dottore della Chiesa, vescovo e fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore.

di Marco Visconti

Pagani è la città che ha accolto Sant’Alfonso negli ultimi anni della sua vita. Questa giornata assume un significato tutto speciale: è il culmine delle celebrazioni patronali che si estendono fino al 4 agosto. In occasione del 25° anniversario della traslazione dell’urna del santo, vogliamo ripercorrere i momenti salienti legati alla sua morte, ai solenni funerali e alla sepoltura, così come tramandati dal primo biografo e contemporaneo padre Antonio Tannoia.Una morte segnata dalla sofferenza, ma vissuta con fedeSant’Alfonso morì il 1° agosto 1787, all’età di 90 anni, 10 mesi e 5 giorni, nella sua casa di Pagani, dopo una lunga agonia. Il Tannoia lo descrive con tocco umano: di statura media, curvo, quasi cieco, con una barba folta e peli sulle palpebre che i fratelli erano costretti a tagliargli. Gli ultimi giorni furono tormentati da dolori al basso ventre e difficoltà nel nutrirsi, ma anche vissuti con una serenità fondata sulla fede. Le sue “armi” per affrontare la morte furono il crocifisso e l’immagine della Madonna, tenuti stretti fino all’ultimo.

Sant’Alfonso Maria De Liguori.

Il suono delle campane e la commozione popolare

Alle ore 17, al momento della morte, le campane del convento redentorista iniziarono a suonare, seguite da quelle di tutte le chiese di Pagani, per ordine del vescovo di Nocera, mons. Sanfelice. La città accorse in massa. Il corpo, esposto nella casa del santo, fu tocca da centinaia di fedeli: con mani, rosari, petali e fazzoletti, per riceverne una benedizione. Il Tannoia registra già da quel giorno alcuni miracoli attribuiti alla sua intercessione.Il funerale conteso tra Pagani e Nocera. Il momento della sepoltura non fu privo di tensioni. Il vescovo di Nocera voleva una processione solenne fino alla chiesa di Santa Chiara, ma i gentiluomini paganesi, temendo che il corpo venisse trasferito fuori città, si opposero con decisione, arrivando a presidiare armati l’abitazione del santo. Il vescovo fu costretto a cedere, ridimensionando la processione che si svolse quindi dalla casa redentorista alla chiesa annessa.Questo episodio è stato ripreso anche dal saggista Gerardo Sinatore, nel suo corposo volume dedicato a Pagani “Nomen Omen. Discorsi non solo storici”. Nella postfazione, curata dal sottoscritto, si evidenzia la storica contesa tra Pagani e Nocera per la custodia delle spoglie del santo.Alla processione parteciparono militari del Quartiere Reale di Nocera, oggi Caserma Bruno Tofano, e una folla imponente, giunta anche dai paesi limitrofi. Sei gentiluomini locali volevano portare il feretro, ma alla fine cedettero il compito ai quattro rettori redentoristi e ai quattro canonici, riservandosi però il privilegio di scortarlo con torce accese.

Libro di Gerardo Sinatore.

Sepoltura e culto immediato

La piccola chiesa non riusciva ad accogliere il grande catafalco, perciò il corpo venne introdotto direttamente all’interno. Dopo la messa, proseguì la venerazione popolare. Un pittore napoletano tentò di ricavare una maschera funeraria, ma il gesto maldestro provocò il distacco di parte della pelle dal volto. Alcuni fedeli raccolsero il sangue con fazzoletti come reliquia.Durante la notte del 2 agosto, temendo disordini tra popolani e soldati, il corpo fu sepolto in segreto. Adagiato in una cassa di piombo con sei sigilli e tre chiavi, il corpo fu collocato nel corno sinistro dell’altare maggiore della chiesa.Una memoria che non si spegne. Chi arrivò in ritardo alla cerimonia, nei giorni successivi, poté baciare la tomba e pregare sul sepolcro. Si tennero ulteriori funerali commemorativi, anche a Nocera e nelle altre case redentoriste. In onore di Alfonso, si pensò a un mausoleo sontuoso: busto, stemma, due putti dolenti. Ma si optò infine per una sobria tavola di marmo, più adatta all’umiltà del santo. L’iscrizione, tradotta dal latino, recita:“Qui giace il corpo dell’illustrissimo e reverendissimo signor Alfonso De Liguori, vescovo di Sant’Agata dei Goti e fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore”.