“Segnalo tutto alla polizia postale” queste le parole del primo cittadino di Nocera Inferiore.
Di Giorgia Valentini
C’è un confine sottile tra critica politica e fango. E a Nocera Inferiore, da qualche giorno, quel confine è stato abbondantemente superato. «Un saluto ai profili falsi, ai membri anonimi e ai partecipanti che da giorni infangano la mia vita personale, politica e amministrativa». Così il sindaco Paolo De Maio rompe il silenzio, scegliendo i social per rispondere al fango virtuale che lo ha travolto. Un post duro, lucido, che denuncia l’esistenza di attacchi anonimi apparsi in un noto gruppo Facebook cittadino. Parole pesanti, accuse infamanti, perfino insinuazioni su fondi pubblici “dirottati”.I
post, rimossi dopo poche ore, hanno lasciato dietro di sé una lunga scia di veleno. Ma De Maio non ha intenzione di chinare il capo. Anzi. «Segnalo e denuncio tutto alla polizia postale e all’autorità giudiziaria» ha dichiarato, chiamando le cose con il loro nome.Nessun passo indietro, nessuna esitazione. Solo un impegno dichiarato: «A queste offese rispondo con ancora più lavoro per la mia città».
Una posizione netta, che ha trovato immediatamente la solidarietà di assessori, consiglieri e tanti cittadini che, a volto scoperto, hanno espresso vicinanza e indignazione.Ma qui la questione va ben oltre il singolo episodio.ln un’epoca in cui il dibattito pubblico si consuma tra uno scroll e una notifica, la figura del “leone da tastiera” è diventata una piaga. Perché la critica è sacrosanta, ma deve avere un volto. E invece ci troviamo di fronte a profili fake, account creati ad arte, commenti senza firma che vomitano odio, falsità, sospetti.Dietro quell’anonimato si nasconde chi non ha il coraggio di sostenere le proprie tesi. Chi forse non ha argomenti, ma solo rancori. E sì, è lecito chiedersi se dietro questa macchina del fango ci sia una regia.
Un’opposizione nervosa? Un competitor inacidito? Un gioco sporco fatto in vista delle urne?Fatto sta che l’odio digitale ha superato ogni soglia di tolleranza. Non è solo un problema di politica. È un problema di civiltà. Perché quando si attacca senza volto, quando si accusa senza prova, quando si colpisce senza assumersi la responsabilità, si distrugge il senso stesso della democrazia.E intanto, mentre i social diventano il nuovo campo di battaglia, la città osserva. I giovani crescono in un clima inquinato da fake news, violenza verbale e istigazione al sospetto. I minorenni, presenti in massa sulle piattaforme, sono le prime vittime di questo esempio tossico.La politica ha il dovere di reagire. Ma anche le piattaforme digitali devono fare la loro parte. Serve un controllo più rigoroso, una responsabilità concreta, l’obbligo di verificare le identità. Perché la libertà di parola non può trasformarsi nel diritto all’offesa impunita.A Nocera è suonato un campanello d’allarme. Ora si tratta di scegliere da che parte stare.

