Origano e disinformazione: il caso Teorema, tra verità taciute e una reputazione da difendere

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di Giorgia Valentini

Nel panorama alimentare italiano, dove la qualità e la sicurezza sono la prima garanzia per i consumatori, le aziende certificate si muovono ogni giorno tra controlli rigorosi, normative stringenti e un mercato sempre più esigente. Ma cosa succede quando, nel marasma informativo, il bersaglio diventa chi sta già operando secondo le regole?

Teorema, azienda certificata BRC, di Nocera Inferiore(Sa) è finita nelle ultime ore al centro di un’ondata mediatica in seguito a un’allerta alimentare che ha generato più confusione che chiarezza. Alcune testate hanno riportato che l’azienda sarebbe produttrice di un origano risultato non conforme per la presenza di pesticidi oltre i limiti. Una notizia non solo imprecisa, ma dannosa.

Per fare chiarezza, abbiamo contattato direttamente l’amministratore dell’azienda, Rossella Spatola, che ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Tengo innanzitutto a precisare che non sono io la produttrice di quell’origano, come erroneamente riportato. Ne ho acquistato solo un piccolo lotto da 100 kg, una quantità minima, da un’azienda campana con cui collaboro, che si occupa di importazione. Come di consueto, ho effettuato analisi a campione – anche se non obbligata – proprio per scrupolo e responsabilità.Una volta ricevuta l’allerta, ho attivato immediatamente tutte le procedure di richiamo previste per legge. Non è vero, come hanno scritto alcune testate, che il prodotto sia stato venduto nei supermercati: io non vendo alla GDO, ma all’estero e a piccoli negozi di nicchia, tutti prontamente avvisati e coinvolti”.

Ad oggi, il quadro è chiaro:
50% del prodotto è già rientrato in azienda
40% non era ancora stato distribuito
il restante 10% è in fase di rientro

“Tutto è documentato, tracciato, pronto per lo smaltimento secondo le procedure ufficiali, già concordate con l’azienda specializzata e la ASL. Tra l’altro – conclude Spatola – il prodotto non era nemmeno a marchio Teorema, ma confezionato su richiesta per clienti terzi. Eppure siamo finiti noi alla gogna mediatica, senza che nessuno ci contattasse per un contraddittorio o un chiarimento. È inaccettabile”.

I nodi veri da sciogliere


In questo caso, il prodotto proveniva da un container già sdoganato secondo le normative vigenti. È quindi lecito chiedersi: se il prodotto conteneva sostanze non a norma, perché è stato autorizzato lo sdoganamento? Dove si è inceppato il meccanismo dei controlli alla frontiera?

Una riflessione doverosa in un sistema che rischia di penalizzare chi lavora in modo corretto, nel silenzio, con rigore e trasparenza. Teorema, in questa vicenda, è una vittima: non solo ha subito un danno reputazionale importante, ma ha già avviato azioni legali verso l’importatore e le testate coinvolte.

Una ferita per l’intero comparto delle PMI


Questa vicenda evidenzia un problema più ampio: quanto può costare una cattiva informazione a una piccola impresa, anche se certificata e conforme? Perché finire in prima pagina per un evento comune nel settore alimentare – un’allerta gestita in modo corretto – significa rischiare la sopravvivenza aziendale. Serve equilibrio. Serve approfondimento. E serve rispetto, soprattutto verso quelle realtà locali che ogni giorno fanno impresa onestamente, senza fare rumore.