Pagani. Generoso Fusco “l’uomo dalle mani nette”, il sindaco che si dimise nel 1923

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di Marco Visconti

Il Consiglio Comunale di ieri ha acceso nuovamente i riflettori su un tema che, a Pagani, sembra ciclicamente riemergere dalle pieghe della storia: il rischio di commissariamento. Un’ombra che la città ha conosciuto più volte, non solo nei casi più recenti del 1992 e del 2011, ma anche molto prima. Dunque, il problema non è recente, come, invece, è stato sottolineato da qualche giornalista e consigliere comunale. Fusco aveva il suo palazzo di fronte alla Villa Comunale e fu proprio lui a pensare, secondo quanto riportato dalla testata dell’epoca, di avere il suo giardino, essendo che Pagani non aveva il suo castello, rispetto alle vicine Angri e Nocera.

Scavando negli archivi della Biblioteca Nazionale di Firenze, si scopre che già nel lontano 1923 Pagani fu commissariata. Sindaco di allora era Generoso Fusco, che si dimise in una fase politica assai turbolenta. A ricostruire quella pagina di storia locale è stato il consigliere comunale Gaetano Tramontano attraverso un articolo pubblicato dal periodico locale “Le Cronache Paganesi”, dal titolo emblematico: L’uomo dalle mani nette.Il titolo riprende ironicamente il manifesto che lo stesso Generoso Fusco aveva fatto affiggere in città il 5 aprile 1923, autodefinendosi appunto “l’uomo dalle mani nette” al momento delle sue dimissioni. Ma l’ex sindaco Tramontano non usa mezzi termini: accusa Fusco di tutto, fuorché di avere mani nette. Lo attacca snocciolando cifre sulle spese comunali di allora – oltre centomila lire tra il 1921 e il 1922 per la manutenzione stradale – e lo accusa di aver governato senza alcuna trasparenza. “Mancano le aste!”, scrive Tramontano, lasciando intendere appalti assegnati senza gare pubbliche. Non solo: Fusco era diventato sindaco, a suo dire, più per i vuoti lasciati dalla guerra e dal crollo del partito avversario che per reale consenso popolare. La sua amministrazione, composta da una maggioranza di sedici consiglieri contro i quattordici dell’opposizione, viene bollata come un’ “accozzaglia di persone”, incapace di mantenere le promesse e succube, secondo Tramontano, dell’ingerenza del canonico Bartolomeo Mangino, definito “arbitro e despota della cosa pubblica”.

Articolo di giornale.

L’attacco è feroce: “La storia non si curerà di voi, se non per deplorarvi. Dire che foste incapace e falso è il minimo: incapace, perché ogni vostro atto fu un errore a carico del Comune; falso, perché ogni vostra promessa non fu mai mantenuta”. Tuttavia, Le Cronache Paganesi si dissociano in parte dai toni di Tramontano, difendendo l’onestà personale di Fusco, e non risparmiano critiche nemmeno allo stesso Tramontano e alla sua amministrazione precedente. La redazione ricorda come la maggioranza che sostenne Fusco fosse espressione di una volontà popolare stanca del “malgoverno” tramontaniano e invita il locale Fascio a escludere dalle future liste “gli esponenti di tutti i partiti, clientele e fazioni”. La parabola di quell’amministrazione si chiude con la sfiducia al sindaco Fusco e il successivo commissariamento. Il 14 aprile 1923 viene affisso un manifesto firmato dal Commissario Prefettizio Lettieri, che scrive: “Educato alla disciplina del dovere, esigerò da tutti il rispetto della legge, e amministrerò con equità e giustizia. Confido nel vostro alto senso di civismo affinché collaboriate per la pacificazione degli animi”.