REGIONALI, SPUNTA L’IPOTESI DI UN RINVIO AL 2026

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Storicamente, in Italia, le elezioni regionali si sono svolte in primavera. Poi è arrivato il Covid, e con lui anche lo stravolgimento dei calendari elettorali. Nel 2020 si votò in autunno, Campania compresa. Una deroga dettata dall’emergenza, che però è diventata prassi. Ora, a cinque anni di distanza, si torna a parlare di “normalità”, proponendo l’election day nella primavera del 2026. Una mossa che sembra dettata non da l’esigenza di un ritorno alla normalità, bensì da ragioni di opportunismo politico.

Il centrodestra è da settimane in stand-by. L’incontro tra Meloni, Salvini e Tajani per decidere i candidati alle prossime Regionali continua a slittare. Ufficialmente, si tratta di trovare la quadra sulle strategie.

A invocare il ritorno alle urne primaverili sono soprattutto due governatori: Luca Zaia e Vincenzo De Luca. Entrambi alla fine del loro secondo mandato, entrambi interessati – per ragioni diverse – a evitare l’autunno. In Campania come in Veneto, l’aria che tira è quella del “ritorno all’ordine”, ma la realtà è ben diversa. Il chiodo su cui si batte è quello del bilancio e della necessità delle regioni di redarlo con le attuali amministrazioni. L’autunno, con la legge di bilancio in pieno svolgimento, è un terreno minato: affrontare un’eventuale sconfitta elettorale in mezzo alla manovra finanziaria significherebbe esporre il governo alle intemperie.

Ecco allora che l’ipotesi di un’elezione primaverile prende forma. Più che per motivi istituzionali, per convenienza.
Il punto più delicato resta la spartizione delle Regioni. Salvini ha un’ossessione: la Lombardia. È la sua terra, il suo bacino elettorale, il simbolo del potere leghista. Per conservarla, il leader del Carroccio sarebbe pronto a cedere il Veneto a Fratelli d’Italia. Una concessione non da poco, considerando che Zaia è ancora amatissimo e che il Veneto è considerato uno dei modelli di buon governo del centrodestra.

La bocciatura dell’emendamento sul terzo mandato – che avrebbe permesso a Zaia di ricandidarsi – non sembra più un errore tecnico, ma un vero e proprio autogol calcolato. In cambio della Lombardia, Salvini sarebbe disposto a sacrificare un pezzo pregiato del suo “impero”. E magari rinunciare anche a qualche ministero nel prossimo governo targato Meloni.