Caldo asfissiante, interviene il Ministero del Lavoro

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mn24.it

In un’estate che si preannuncia tra le più torride degli ultimi decenni, il tema della tutela dei lavoratori esposti a temperature estreme diventa urgente e non più rinviabile. Il caldo opprimente, aggravato dagli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, si sta rivelando un rischio concreto per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, sia all’aperto che al chiuso. Non è più solo questione di disagio: è una vera e propria emergenza sanitaria e occupazionale.

Per questo motivo, il Ministero del Lavoro, sotto la guida di Marina Calderone, ha accelerato la definizione di un nuovo protocollo quadro per la gestione del rischio climatico sul lavoro. Su forte spinta dei sindacati, la bozza presentata prevede un meccanismo più snello e “automatico” di attivazione degli ammortizzatori sociali, anche nei casi di lavoro stagionale, quando le temperature rendono impossibile o pericolosa l’attività lavorativa. Una novità significativa: in presenza di ordinanze pubbliche o bollettini di allerta, le aziende potranno giustificare la sospensione o la riduzione dell’orario.

Il documento individua i principali ambiti di intervento: informazione, prevenzione, formazione, sorveglianza sanitaria, riorganizzazione dei turni e fornitura di DPI adeguati, a partire dall’abbigliamento tecnico. Viene inoltre richiesto ai datori di lavoro di monitorare quotidianamente le previsioni meteorologiche ufficiali (come quelle del portale salute.gov.it/caldo) e di adattare l’organizzazione lavorativa in funzione dei picchi di calore. Anche per gli stagisti e i tirocinanti valgono le stesse tutele.

Un altro punto chiave è la predisposizione di piani di sicurezza che garantiscano aree d’ombra, punti di ristoro, distribuzione di acqua fresca e flessibilità oraria: anticipare le attività alle prime ore del mattino o spostarle alla sera diventa una misura essenziale, specie in edilizia, agricoltura, logistica e altri settori a forte esposizione climatica.

La segretaria confederale della CGIL, Francesca Re David, ha sottolineato la necessità di “uscire dalla logica dell’emergenza e affrontare il caldo come un problema strutturale”, chiedendo l’introduzione per legge di una soglia termica critica, superata la quale devono scattare automaticamente le misure protettive. Dello stesso parere Ivana Veronese della UIL, che insiste affinché l’Inail tracci in modo sistematico gli infortuni legati al caldo, affinché questo rischio non resti invisibile e sottovalutato