Castellammare, ginecologa aggredita: “Sotto shock, così non possiamo lavorare”

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Ospedale San Leonardo ( Castellammare Napoli )-mn24.it

Un’altra notte di violenza in ospedale. Urla, insulti, una porta sfondata a calci e una dottoressa ferita. È accaduto al San Leonardo di Castellammare di Stabia, nel reparto di ginecologia, dove una giovane ginecologa è stata aggredita dal padre di una paziente. L’uomo, in evidente stato di agitazione, ha seminato il panico tra medici e infermieri mentre alcune donne erano in travaglio, ferendo la dottoressa al braccio con le schegge di metallo e alluminio provocate dalla porta divelta.

Tutto è cominciato intorno alle 21 di ieri sera. “Pretendeva di parlare con il mio collega – racconta la ginecologa ancora sotto shock – ma a quell’ora il reparto è chiuso al pubblico e, in ogni caso, il medico aveva già spiegato tutto alla paziente, come prevede la legge sulla privacy. Non è bastato. L’uomo ha iniziato a inveire, poi ha sfondato la porta dietro cui mi trovavo. Ho visto la lastra arrivarmi addosso. Mi sono spostata appena in tempo.”

Il colpo ha causato ferite al braccio della dottoressa, che ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso. Ma nonostante tutto, è rimasta al lavoro. “Da tre anni faccio la spola da Napoli ogni giorno per essere qui. Amo questo lavoro, ma non possiamo più farlo in queste condizioni. Abbiamo bisogno di protezione”, afferma con la voce rotta, mostrando il bendaggio.

L’episodio ha scosso l’intero personale del reparto. “Siamo esasperati – dice un altro medico –. Spesso ci troviamo a dover gestire situazioni di tensione con intere famiglie che pretendono di entrare anche di notte, quando ci sono donne in travaglio. Le guardie giurate possono poco, e ogni tentativo di far rispettare le regole rischia di sfociare in violenza. Così non si può andare avanti. Se continua così, ce ne andiamo tutti.”

La dottoressa aggredita, insieme a un collega, ha sporto denuncia alla polizia. Le indagini sono in corso. Ma tra i corridoi dell’ospedale resta la paura, la frustrazione e la sensazione amara che, ancora una volta, chi cura sia stato lasciato solo.