di Marco Visconti
Una figura di spicco della sanità pubblica italiana, una donna del Sud, una professionista che ha dedicato la sua vita alla prevenzione e alla salute pubblica: Maria Rosaria Campitiello, cittadina paganese, oggi capo del dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze sanitarie presso il Ministero della Salute, ha guidato con competenza e visione gli Stati Generali della Prevenzione, nei giorni 16 e 17 giugno a Napoli, un evento storico promosso per la prima volta a livello nazionale. Un’occasione di altissimo profilo, che ha visto la partecipazione del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del Ministro Lollobrigida e di oltre 2.400 partecipanti, tra cui 178 relatori, 43 società scientifiche, 11 ordini professionali, federazioni, sindacati, parlamentari e senatori di ogni schieramento politico. Due giorni di confronto intenso tra istituzioni, esperti e cittadini, per rilanciare la prevenzione come pilastro della salute pubblica e consolidare un approccio strategico e integrato al tema.
Eppure, nessuna voce si è levata da Pagani per manifestare orgoglio, vicinanza o semplicemente per riconoscere il ruolo di una sua figlia che ha contribuito in maniera decisiva al successo di un evento di portata nazionale. Nessuna menzione da parte dell’amministrazione comunale, nessun comunicato, nessun encomio ufficiale o partecipazione simbolica. Un silenzio istituzionale che stride con l’importanza dell’evento e con l’evidente prestigio che Maria Rosaria Campitiello rappresenta, non solo per la città, ma per l’intero sistema sanitario nazionale. Nel suo intervento, Campitiello ha sottolineato il valore strategico della prevenzione, la necessità di una visione “One Health” e l’importanza di portare la sanità pubblica più vicina ai cittadini, anche attraverso strumenti innovativi come il nuovo Prevention Hub digitale, presentato proprio in questa occasione. Il suo contributo è stato determinante, non solo sul piano tecnico-organizzativo, ma anche nella costruzione di un dialogo trasversale tra le istituzioni e il territorio. In un contesto in cui si parla tanto di “valorizzazione dei talenti del territorio”, l’assenza diventa di cattivo gusto.

