Dopo oltre sedici anni di indagini, processi, rinvii e due annullamenti, si è concluso con una condanna definitiva a cinque anni e sei mesi il procedimento giudiziario nei confronti di Vincenzo Nespoli, ex senatore del Popolo della Libertà ed ex sindaco di Afragola. La Corte di Cassazione ha infatti messo ieri il sigillo finale su una vicenda giudiziaria che ha tenuto banco per oltre un decennio nei tribunali campani.
Nespoli è stato riconosciuto colpevole del reato di bancarotta fraudolenta. Secondo l’accusa, sostenuta dalla Procura di Napoli, l’ex parlamentare avrebbe agito come amministratore occulto di una società di vigilanza, contribuendo in modo determinante al suo dissesto finanziario. Le scelte gestionali da lui influenzate — stando all’impianto accusatorio — avrebbero avuto come fine ultimo il sostegno ad attività politico-elettorali, piegando la gestione aziendale a interessi personali e politici.
A portare avanti l’inchiesta, tra gli altri, sono stati i pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, figure note per il loro impegno in alcune delle indagini più delicate e complesse dell’area napoletana. Nespoli era difeso dall’avvocato Vincenzo Maiello, che nel corso degli anni ha contestato l’impianto accusatorio, ottenendo due volte l’annullamento della sentenza in Cassazione. Ma ieri, dopo l’ennesima udienza, la Suprema Corte ha messo la parola fine al lungo iter processuale, confermando la responsabilità penale dell’ex senatore.

