È stata una notte ad alta tensione quella vissuta sotto l’hotel dove alloggia il Cagliari, alla vigilia del match decisivo per l’assegnazione dello scudetto. A renderla tale, centinaia di tifosi del Napoli che si sono dati appuntamento davanti alla struttura per mettere in scena una vera e propria “guerriglia acustica”, fatta di cori, petardi, clacson e fuochi d’artificio. L’obiettivo? Disturbare il sonno dei rossoblù e lanciare un messaggio chiaro in vista della partita di stasera allo stadio Diego Armando Maradona: “Qui non sarà una passeggiata”.
In sella a decine di motorini (alcune fonti parlano di 400 motorini e più di mille persone) , con torce e fumogeni accesi, i supporter azzurri hanno trasformato la quiete notturna in un’anticamera dell’inferno. Le urla, i botti e i canti a squarciagola hanno riecheggiato per ore, tra le proteste contenute degli ospiti dell’hotel e lo sguardo vigile delle forze dell’ordine presenti in zona. Scene che raccontano più di mille parole il clima di passione — e pressione — che si respira in città.
Stasera, con il Maradona già sold out da giorni, il Napoli si gioca tutto. La squadra di Antonio Conte, seconda nel giro di tre anni a giocarsi il tricolore, ha un solo punto di vantaggio sull’Inter, impegnata a Como, e non può permettersi passi falsi. “Dobbiamo chiudere il cerchio. Finire il lavoro”, ha detto Conte alla vigilia.
Per il Napoli sarebbe il quarto scudetto della sua storia, un traguardo che la città aspetta con il fiato sospeso e che trasforma ogni momento in un frammento di leggenda. Anche le notti insonni. Anche il rombo dei motorini. Anche quei botti esplosi sotto le finestre degli avversari.
Il calcio, a Napoli, è fede. Ma a poche ore da una partita così cruciale, torna anche il dibattito sui limiti del tifo organizzato e sui metodi di “accoglienza” che, per quanto carichi di folklore, rischiano di sfociare nell’intimidazione. Il Cagliari, dal canto suo, ha preferito non commentare ufficialmente l’accaduto.

