“Bisognava rimandare la festa della Madonna delle galline ma noi sacerdoti siamo stati esclusi” parla don Flaviano Calenda

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Questa è l’amministrazione migliore. Cambio registro così magari mi danno la sede in via Criscuolo per la mensa Tommaso Maria Fusco visto che, secondo voci indiscrete, dicono di non darmela  perché parlo male di loro”. Commenta ironicamente il parroco della chiesa del Santissimo Corpo di Cristo.

Di Marco Visconti   

Nel cuore di Pagani,la voce fuori dal coro è quella di don Flaviano Calenda, parroco della chiesa del Santissimo Corpo di Cristo. La sua non è una semplice opinione, ma una vera e propria denuncia: “Noi parroci non siamo stati coinvolti nelle decisioni da intraprendere per la festa. Hanno dato spazio ad altri soggetti: confraternita della Madonna delle galline, vicario foranio, Comune. Io dico che la festa non andava fatta, per rispetto del papa, e si poteva rimandare alla settimana seguente. Vista la nostra esclusione,  la prossima volta l’organizzeranno loro la festa”, afferma il sacerdote con amarezza. 

Il punto più amaro arriva quando don Flaviano parla dei poveri. Di quelli veri. Di chi avrebbe bisogno della solidarietà concreta che la Chiesa, spesso sola, cerca di offrire. “Io mi arrabbio — dice — perché noi ci siamo proposti di pagare 80mila euro per una struttura in via Criscuolo che non è nemmeno nostra, ma lo facciamo per i bisognosi. Invece vedo che strutture comunali vengono donate ad associazioni, a certi signori. Forse il problema è che io parlo male dell’amministrazione. Allora lo dico: l’amministrazione comunale è la migliore al mondo!”. Una frase ironica, che risuona come uno schiaffo elegante ma deciso. Un’amara constatazione di come, sotto le luminarie e le processioni, si nascondano ingiustizie che nemmeno la fede riesce più a mascherare. “Mi fa male — conclude don Calenda — vedere certi soggetti politici tanto cristiani in occasione della Madonna delle galline, in occasione di certi pellegrinaggi, ma poi nel profondo non fanno opere pie, come quella di donare la struttura agli ultimi. Io, da uomo e sacerdote, dico che tutto questo è una vergogna“.