Funivia, i primi interrogativi sul disastro

Cosa non torna rileggendo fatti e tempistica anche alla luce dei documenti che stanno venendo fuori

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Castellammare, una città ferita che cerca risposte alla tragedia di due giorni fa in cui ricordiamo hanno perso la vita 4 persone mentre una quinta lotta tra la vita e la morte.

Due giorni di dichiarazioni, di detto non detto sull’accaduto. Proviamo allora a fare il punto su alcuni aspetti per vedere cosa non ha funzionato.

Sicuramente il sistema frenante.

In un video del portale Geopop Andrea Moccia ha provato a ricostruire in 3d la dinamica dell’incidente.
Dalla ricostruzione si evince chiaramente che le possibili cause (come tra l’altro ormai sembra acclarato) siano state la rottura del cavo traente e il mancato funzionamento del freno d’emergenza.

Eppure, incredibilmente, l’11 marzo erano stati spesi 4.340 +Iva per acquistare dalla società NEWCOMEN srl con sede legale in Lissone (BN), una pinza freno Galvi per impianto funivia.
Da qui le prime domande: E’ stata cambiata la pinza? Ci sono prove di ciò? Siamo certi che tutto è stato fatto a regola d’arte?

Di sicuro l’ultima volta che si era intervenuti sul sistema frenante risale al 2019 per ammissione dello stesso presidente De Gregorio in alcune interviste rilasciate nella piazza antistante la Stazione della Funivia a Castellammare subito dopo l’incidente.
Un atteggiamento quello di De Gregorio che provava a preservare la sua posizione e quella dell’ente affermando che “Eav è vittima della tragedia, non responsabile” salvo poi scaricare sui collaboratori eventuali responsabilità, senza neppure provare sa dare informazioni sull’accaduto.

Poi la stranezza della chiusura di due giorni dell’impianto (ufficialmente per avverse difficoltà meteo) dalle ore 9,30 del 15 aprile fino alle 11,20 del giorno della disgrazia, momento in cui le corse sono riprese nonostante le avversità del tempo fossero ben meno clementi dei giorni precedenti in cui l’impianto era chiuso.
Gli interrogativi che nascono spontanei sono: siamo certi che la funivia sia stata chiusa solo per il tempo avverso e non per altro? Perché riaprirla a quel giovedì? Ci sono state pressioni per la riapertura da parte di qualcuno?

Un capitolo a parte merita la comunicazione.

L’Eav sapeva fin da subito cosa era accaduto, ma ha taciuto.
Ha preso tempo prima di dire che una delle cabine era caduta. Lo testimoniano le mezze parole dell’altro operatore, e poi tutti sappiamo che esistono le sale di controllo a monte e a valle con le telecamere attive per controllare sia l’interno delle cabine che la corsa.

Eppure nel primo comunicato l’Eav diceva testualmente: “Eav / Funivia del Faito e vesuviana sospesa circolazione
A causa di un guasto sulla funivia del Faito e della caduta di un cavo dalla funivia sulla linea aerea della ferrovia vesuviana, la circolazione ferroviaria è momentaneamente sospesa.
La funivia è ferma, il sistema di sicurezza ha bloccato le cabine, e sono in atto le operazioni per far scendere in sicurezza i 16 passeggeri.
I tecnici sono all’opera. A breve aggiornamenti”.


Badate bene: si parla di cabine bloccate (al plurale), e di 16 passeggeri (che sono esattamente la somma delle 11 persone fatte scendere con le funi a Castellammare più le 5 della cabina caduta).
Un modo per prendere tempo?

Solo in un secondo momento alle 17 l’Eav diramava un secondo comunicato.

“Aggiornamento alle ore 17
I passeggeri della cabina a valle sono scesi . Al momento non si hanno contatti con la cabina a monte”

Poche stringate parole che hanno scatenato la paura che qualcosa di grave fosse accaduto alla cabina a monte.
Poi a seguire il macabro balletto dei numeri da 3 dispersi fino ai 4 morti e il ferito trasportato in elicottero e in codice rosso all’Ospedale del Mare.
Perché tutto questo? Cosa hanno tentato di fare i vertici dell’Eav nel tre ore seguenti il disastro? E poi, se ci stavano problemi tecnici (come si sussurra) perché riaprire la funivia? Era necessario? E vantaggio di chi?

Questi alcuni degli interrogativi ai quali le persone chiedono risposte.