In un Paese che ama raccontarsi come leader del food, del made in Italy e dell’innovazione agroalimentare, c’è una realtà che continua a reggere il peso dell’economia del Sud senza riflettori, senza fondi, ma con il sudore e la dignità degli operatori che ogni giorno salvano il salvabile: è il Mercato Ortofrutticolo di Pagani.Mentre strutture come Bologna, Verona, Fondi e Milano si aggiornano con investimenti in digitalizzazione, logistica intelligente e piattaforme e-commerce, Pagani resta ancorata al sacrificio umano. Un mercato internazionale nei fatti – per volumi, traffici e relazioni commerciali – ma trattato come una realtà minore da chi dovrebbe guidarlo con visione.
E invece? Invece ci troviamo davanti a un paradosso: un hub agroalimentare gestito con logiche superate, affidato a figure improvvisate, dove l’ex bigliettaio diventa CEO, senza alcuna esperienza di strategia o visione di sistema. Mentre altrove si parla di green logistics e blockchain, qui si spera che piova il meno possibile per evitare infiltrazioni nei capannoni.Il Mercato di Pagani non ha bisogno di pietà, ma di rispetto. È stato, ed è ancora, il punto di snodo per il commercio ortofrutticolo del Mezzogiorno, un centro vivo che resiste alla marginalizzazione grazie a commissionari che ogni giorno affrontano la disorganizzazione con professionalità e spirito di sacrificio.
Milano ristruttura e celebra l’arancia vanigliata, Bologna investe in progetti europei, Verona si integra con il trasporto ferroviario. E Pagani? Resta un gigante che nessuno vuole svegliare. Anzi, qualcuno lo preferisce così: silenzioso, addomesticato, gestibile con logiche da Monopoli, dove la politica locale gioca a spartirsi deleghe e incarichi, mentre il territorio perde una risorsa strategica.Eppure, basterebbe poco per trasformarlo in un centro all’altezza delle sue potenzialità: una governance seria, un piano di rilancio, un’alleanza con università, imprese e startup del settore. Invece, oggi, il mercato sopravvive solo grazie a chi ci lavora davvero.Il vero miracolo del Mercato di Pagani non è nei bilanci, ma nella resistenza quotidiana di chi ha ancora una visione, anche se chi dovrebbe averla ufficialmente non sa nemmeno da dove si comincia.

