Il Carnevale di Pagani, tradizione che ogni anno dovrebbe riempire le strade della città di allegria, colori e folclore, sembra essere stato messo in secondo piano dalla stessa amministrazione che avrebbe dovuto promuoverlo. La recente ordinanza del sindaco che ha deciso di sospendere l’evento a causa della potenziale pioggia è solo l’ultima di una serie di decisioni che, più che proteggere la tradizione, sembrano metterla in discussione.
Mentre nei paesi vicini i carri allegorici continuavano a sfilare, perché non presente la pioggia, a Pagani è stato deciso che le condizioni meteo fossero un ostacolo insormontabile, nonostante le difficoltà simili non abbiano impedito ad altre comunità di celebrare il Carnevale. È legittimo chiedersi: perché in altre città, con lo stesso clima, si è potuto continuare e a Pagani no? È una decisione che denota non solo una gestione discutibile dell’emergenza, ma anche una visione limitata della città e delle sue potenzialità.
E ora, per il gran finale del Carnevale, si punta tutto su un evento di 5 ore all’Arena Pignataro, un luogo lontano dal cuore pulsante della città, che non solo è difficile da raggiungere per molti cittadini, ma non stimola nemmeno il commercio. Mentre i negozi e i bar del centro città restano vuoti, le strade deserte, l’amministrazione ha deciso di centralizzare l’evento in una zona che poco ha a che fare con la vivacità e la vitalità che il Carnevale dovrebbe portare. La città, e in particolare il suo commercio, ne soffre. Non si capisce perché non si possano sfruttare le strade principali, i punti nevralgici che solitamente accolgono la movida, per valorizzare l’economia locale e rendere la festa più vicina alla gente.
Ma la beffa non finisce qui. Martedì, giorno della tradizionale sfilata dei carri, la festa sarà compressa in sole tre ore, per un percorso limitato al centro cittadino. Dove sono finiti gli anni in cui le strade erano invase per ore da cortei festosi? La città sembra rassegnarsi ad accontentarsi di poco, di una versione dimezzata di un evento che dovrebbe essere il cuore pulsante della comunità.
Questa gestione del Carnevale di Pagani è sintomo di una disattenzione amministrativa che non solo penalizza il folklore, ma anche la possibilità di dare nuova linfa vitale a quella che potrebbe essere una grande occasione di aggregazione e sviluppo economico per la città. La mancanza di lungimiranza nella pianificazione, la scelta di location scomode e la durata ridotta dell’evento rivelano una visione miope che tradisce l’essenza stessa della festa.
Pagani merita di più. I suoi cittadini meritano un Carnevale che non solo celebri la tradizione, ma che possa essere un momento di ritrovo, di sviluppo e di coinvolgimento. E invece ci troviamo a fare i conti con un evento sacrificato su più fronti, in nome di una gestione che rischia di minare anche l’entusiasmo di chi ancora ci crede.
Se davvero si vuole rivitalizzare il Carnevale di Pagani, è necessario un cambio di passo: più attenzione alle esigenze della città, al commercio locale, e soprattutto alla sua identità. Il Carnevale non è solo una festa, è un’opportunità. Non lasciamola svanire sotto la pioggia.

