L’inchiesta della Procura di Napoli su quel «comitato d’affari» che vedrebbe nelle vesti di promotore il giudice Mario Pagano, indagato perché avrebbe condizionato gli esiti di alcuni processi in cambio di regalie, con la complicità di un numero di avvocati, professionisti e funzionari, ha origine dall’indagine che la Procura di Nocera Inferiore aveva condotto sui finti matrimoni tra italiani e marocchini a Cava de’ Tirreni. L’indagine portò all’iscrizione di ben 36 soggetti, tra i quali anche l’attuale presidente del consiglio comunale di Roccapiemonte, Roberto Lambiase. In quell’indagine, Lambiase è attualmente indagato a piede libero per aver violato l’articolo 12 della legge sulle disposizioni contro le immigrazioni clandestine. In sostanza, si sarebbe interessato personalmente presso gli uffici competenti – come contesta il pm Daria Cioncada – affinché le pratiche volte a far ottenere agli stranieri il permesso di soggiorno per motivi di famiglia andassero a buon fine. Le nozze tra italiani e marocchini venivano combinate tra le parti in cambio di soldi e permessi di soggiorno.
Quando Lambiase viene intercettato al telefono con Giovanni Spinelli (ritenuto al centro dell’indagine nocerina insieme ad una donna marocchina riuscita a sfuggire all’arresto), sostenendo di «aver corrotto» il giudice Mario Pagano, la procura di Nocera Inferiore capisce di dover stralciare quel materiale. E lo invia a Napoli, che comincia un’attività investigativa parallela. Surreale il clima che si respirava ieri invece nel comune di Rocca, dove sindaco e maggioranza restano prudenti e non si sbilanciano in dichiarazione, restando in attesa di parlare con i coinvolti nell’inchiesta partenopea. Due su tutti, Roberto Lambiase e Gerarda Torino. Verso i quali, invece, il Movimento 5 Stelle cittadino ha chiesto a gran forza le dimissioni.

