NAS all’Umberto I: nel mirino il lavoro delle ditte di pulizie

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I carabinieri del Nas piombano all’ospedale Umberto I. Nel mirino ci finisce il servizio di pulizia effettuato dalle due ditte che hanno in gestione l’appalto. I militari guidati dal comandante Gianfranco Di Sario hanno fatto il loro ingresso in nosocomio ieri mattina, controllando e acquisendo la documentazione delle ditte che si occupano del vitto e della pulizia. Le verifiche sono state estese anche in alcuni locali della struttura ospedaliera, finita nel mirino da mesi per le denunce di degrado e sporcizia fatte dal personale e dai pazienti sulla qualità del lavoro della ditta tedesca, che non rispetterebbe sempre gli obblighi del capitolato. Questa specifica contestazione fu oggetto a novembre di una lettera della direzione sanitaria, che parlò di un “cattivo operato” verso chi era tenuto alle operazioni di pulizia. Il personale si era difeso, rimarcando le difficoltà oggettive e quotidiane che affronterebbe ogni giorno, come uno scarso numero di unità e una modesta retribuzione. Il capitolato del servizio prevede una gestione del lavoro su metri quadri, con turni di pulizia per tre ore e mezza al mattino e tre ore e mezza al pomeriggio. Il problema si verrebbe a creare durante gli stacchi e presso diversi reparti dell’Umberto I. Da pediatria alla terapia intensiva neonatale. E ancora, il reparto di malattie infettive, la medicina e spesso, anche presso i servizi igienici.

Prima del controllo dei militari del Nas, diversi mesi fa fu proprio la dirigenza dell’ufficio infermieristico ad eseguire una serie di controlli in diverse corsie per verificare il lavoro di pulizia effettuato dalle due ditte incaricate. L’inchiesta avviata dai carabinieri è agli inizi, in attesa di prendere contezza degli obblighi contrattuali del personale incaricato ai servizi. Ma la giornata di ieri non ha registrato solo la presenza dei carabinieri. Nella serata di lunedì, in pronto soccorso è giunta anche la polizia di Stato, allertata da alcuni medici che avevano segnalato l’impossibilità per un collega di reparto a prendere servizio al pronto soccorso. Che poi è stato precettato. Anche stavolta, a creare disagio è la carenza di personale e il numero esorbitante di pazienti registrato quotidianamente.