Arrivano le segnalazioni dai cittadini e dell’attivista Enzo Giorgio.
“Mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”, questi sono i primi versi del primo canto della cantica dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, padre della letteratura italiana. L’immagine della selva potrebbe essere attualizzata, nello stile della “Divina Mimesis” del grandissimo poeta novecentesco Pier Paolo Pasolini, e contestualizzata nella città di Pagani, concentrandoci, in questo caso, su 2 importanti vie che declinano l’accesso alla città liguorina: via Carlo Tramontano e via Giacomo Leopardi.
Qui i cittadini immersi nel primo canto dantesco si perdono nella arborea natura, creando quasi quell’effetto panismo caro al poeta vate Gabriele D’Annunzio. Proprio il superomismo dannunziano porta qualche audace cittadino e attivista a camminare sui marciapiedi di queste vie, dove di tanto in tanto è vincolato di passeggiare per la strada, vista la presenza prosperosa di piante, rischiando di essere investito da un’auto. Qualcuno impaurito dall’intricata selva, evita di indossare i panni dell’Orlando ariostesco rischiando di perdervi il senno, si ferma e segnala con foto lo scenario, rimembrando film post-apocalittici nello stile del “Pianeta delle scimmie” o “Io sono leggenda”.


