Dignità autonome di prostituzione lo spettacolo autentico a firma Luciano Melchionna

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Nola, l’evento teatrale si è tenuto dal 5 all’8 settembre in Piazza Duomo dalle ore 20:30. Presenti diversi artisti del campo musicale e teatrale.   

 Siamo stati 2 giorni consecutivi, giovedì e venerdì, a Nola  nei pressi della piazza che lambisce il municipio. Dignità autonome di prostituzione  è qualcosa di autentico, unico, dove lo spettatore diventa anche protagonista di un’avventura che ha come spazio geografico la piazza e il municipio. Dunque gli spettacoli si dividono dalla generalizzazione di un aspetto apparentemente caotico, lo spiazzale dove si susseguono canti e balli, a uno spazio circoscritto, intimo, delle stanze comunali dal colore rosso, dove gli artisti si esprimono in questo continuo alternarsi  tra piacere e dolore. Ogni idea, ogni momento teatrale, nasce dal genio creativo  di Melchionna (vedi alla fine dell’articolo l’intervista), per l’occasione, denominato “papi”. Lui offre retoricamente  luoghi sicuri, le stanze del comune, dove gli artisti,  smarriti e  vestiti come prostitute, offrono prestazioni/spettacoli ai suoi clienti/spettatori.

Luciano Melchionna.

Qui segue quel meccanismo ossimorico, che è una delle chiavi di volta del genio creativo di Melchionna, l’artista inizia col cabaret poi con il monologo dal sapore amaro tramite il linguaggio introspettivo di “papi”. Per cui Cinzia Cordella  racconta la difficoltà oggi nel vivere dignitosamente con un lavoro sottopagato, spesso in nero, Maria Avolio rapisce il pubblico con la sua sensuale danza sensoriale in “La Luna mi Commuove”; Gabriele Guerra, “il Cristo Velato”, descrive il suo rapporto conflittuale con il padre; Priscilla racconta la sua omosessualità, spesso derisa dall’ ignoranza della gente; Luciano Giugliano parla del suo rapporto omosessuale, concluso in una tragedia con la morte del compagno;  Antonio Prestieri, in arte “Maldestro”, descrive il potere catartico del sesso; Gianluca Morelli racconta il dolore con riferimento al genio creativo di William Shakespeare nell’essere orfano di padre; Vincenzo Leto, dal canto suo, spiega il suo stato di solitudine e frustrazione causato dalla sua fisicità corpulenta.  

In alto da sinistra a destra: Gabriele Guerra; Gianluca Morelli; Maria Avolio; Priscilla; in basso da sinistra a destra: Antonio Prestieri; Vincenzo Leto; Luciano Giugliano e Cinzia Cordella.

Questi monologhi sono raccontati in modo così realistico, grazie alla maestria degli artisti, tanto da coinvolgere emotivamente lo stesso pubblico in un pianto e/o riso condiviso. Dopo aver condiviso l’intimità dell’arte, a fine spettacolo lo spettatore ritorna in piazza, in quello spazio caotico che è il nostro mondo, una giungla di corpi in movimento, ma che alla fine trova riparo in quella grande solidarietà trasmessa dall’arte. Purtroppo, per motivi di tempo, non siamo riusciti a vedere altri artisti nelle loro stanze rosse, desiderosi di raccontarsi, di raccontare le cicatrici della nostra società.

Intervista a Luciano Melchionna.