Tenuta Vannulo, da contrada che «non valeva nulla» a luogo fertile e ricco di saperi. Parla Teresa Palmieri responsabile dell’azienda

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Da sinistra a destra: Teresa Palmieri, Antonio Palmieri e Nicola Palmieri.

L’anno scorso ci sono stati ben 32mila turisti nel visitare la struttura. Ogni giorno vengono prodotte circa 300 chili di mozzarella di bufala che, puntualmente, vengono consumate dai clienti. Non c’è spazio in cui non si senta il singolare profumo del latte. Questo lo si riconosce nei genuini prodotti che offre l’azienda: yogurt, cappuccino, mozzarelle, burro, ricotta, bocconcini e budini. La struttura si  estende su 200 ettari di terra, è un vero e proprio cantiere aperto la cui peculiarità è il suo essere sempre in crescita. Ospita  attualmente la yogurteria, il forno, gli  spazi agricoli dedicati al pascolo di bufali, il museo della civiltà contadina, le botteghe della pelle, le stalle dove sono attentamente allevate circa 200 bufali. Questi sono identificati con un preciso nome, per esempio c’è Carciofo di 4 anni,  aspetto che denota l’affetto profondo rivestito dai proprietari della struttura per questi animali.

di Marco Visconti

La famiglia Palmieri è impegnata nella gestione della struttura, ubicata a Capaccio Paestum, dunque ognuno ha ruoli diversi, Teresa, figlia di Antonio fondatore della Tenuta Vannulo, si occupa della parte gestionale, amministrativa e produttiva dell’azienda. Proprio lei è la portavoce della famiglia, raccontando le peculiarità della azienda agricola tradizionale e dalla famiglia Palmieri.

Dottoressa Maria Teresa Palmieri.

Quando nasce la Tenuta Vannulo?

«L’azienda Palmieri viene acquistata agli inizi del ‘900 dal mio bisnonno Antonio Palmieri. Tuttavia è stato mio padre, Antonio, che ha dato un input imprenditoriale, decidendo inoltre di denominare l’azienda  “Vannulo” per dare una connotazione territoriale, piuttosto che personale. Mio padre nel 1988 decise di trasformare il latte che produceva all’interno del caseificio aziendale e poi vendere il prodotto in azienda. Quindi è stato un precursore della qualità dei prodotti, perché ha sempre pensato che la mozzarella, essendo un prodotto fresco, vada consumata nel giro di un paio di giorni dalla produzione».

I 3 dipendenti lavorano dalle 4 del mattino fino alle ore 12. Operano a mani nude, non hanno i guanti, perché l’impasto si incolla al guanto. Due di loro immergono l’impasto nell’acqua fredda, c’è solo uno che la mozza, quindi iniziano a fare i primi bocconcini da 50 grammi, le mozzarelle da 200 grammi e le trecce da mezzo chilo. Nel caseificio realizzano la mozzarella, ricotta e il burro.

Che ruoli svolgono i suoi fratelli nell’azienda?

«La struttura è complessa: nel 1996 viene installato un museo permanente della civiltà contadina, nel 2000 la yogurteria, nel 2007  la bottega della pelle, nel 2015  il laboratorio di cioccolato e un ristorante all’aperto in funzione solo a pranzo. Recentemente abbiamo installato un forno con cui facciamo prodotti gastronomici con i nostri grani. Dunque c’è bisogno di più persone per coordinare queste attività, oltre a mia madre e mio padre che sono i fondatori, oggi lavorano anche i figli. Io mi occupo della parte gestionale, produttiva e amministrativa; mio fratello Nicola è agronomo per cui  si occupa della parte agricola e zootecnica, mia sorella Annalisa opera al ristorante e forno. Siamo tutti ben coordinati e divisi coi nostri compiti».

C’è il binomio tradizione e innovazione di cui si fregia l’azienda. Da cosa nasce questo amore per le origini?

«Siamo un’azienda tradizionale, la mozzarella viene fatta interamente a mano, per far capire le tradizioni dei nostri territori. Noi facciamo in modo che i nostri saperi del passato subiscano delle evoluzioni, cercando di innovare con l’allevamento. Infatti abbiamo un sistema automatico per la mungitura dove l’animale si autogestisce, va in maniera volontaria in mungitura. Siamo stati i primi al mondo a sperimentare questo sistema meccanizzato sulle bufale».

Da sinistra a destra: macchina svedese utilizzata per mungere le bufale. La macchina riconosce le bufale tramite il collare di colore blu che portano al collo. Le bufale sono rispettose nel mantenere la fila ed entrare nella macchina, la quale dona a loro sollievo perché alleggerite dal carico di latte. A destra ci sono i bufali, alcuni dei quali sono coccolati dalle spazzole, altri sono idratati dall’acqua, altri ancora si lasciano rilassare dalla musica di Mozart.

Vi aspettavate questo turismo così importante alla Tenuta Vannulo?

«Io faccio anche visite guidate, accogliamo stranieri e italiani per far conoscere il ciclo produttivo dell’azienda. Questo perché è importante, per noi, la trasparenza.  Il motivo di questo grande flusso turistico va visto in due aspetti: nel Comune di Capaccio Paestum c’è un grande attrattore: gli scavi di Paestum, poi ultimamente c’è stato un boom di turismo enogastronomico. Parliamo di 2 fattori che hanno inciso in maniera positiva sul nostro territorio e sulla nostra azienda. L’anno scorso abbiamo avuto 32mila persone che hanno fatto la visita guidata nell’azienda, di cui il 70% era costituito da stranieri, provenienti da tutto il mondo».

Museo della civiltà contadina, una raccolta di circa 200 articoli, ricavati dal passato. Gli articoli richiamano oggetti da lavoro e di uso quotidiano. I prodotti sono ideati dall’artista Roberto Ricci e da Mario Scagliati. I prodotti richiamano la civiltà contadina.

Ci sono in prospettiva attività di ampliamento per questa Tenuta?

«Siamo sempre un cantiere aperto. Quasi tutte le strutture sono state recuperate da vecchie strutture aziendali, perché è una masseria di fine ‘800. Nel giro di un anno abbiamo impiantato un uliveto da circa 30 ettari, tra un anno e mezzo dovremmo iniziare una produzione di olio Vannulo».

Dal basso verso l’alto: i prodotti presenti nella bottega della pelle sono lavorati a mano nel laboratorio da 3 artigiani: Nunzia, Patrizio e Giusy. La concia viene acquistata in Toscana, perché è uno dei posti in cui si può trovare questo specifico procedimento di lavorazione che non prevede l’utilizzo di prodotti chimici, quindi il trattamento prende il nome di concia vegetale. La caratteristica della pelle di bufala è che è molto soffice e resiste nel tempo. In alto: Antonia, dipendente della Tenuta Vannulo, la quale presenta con grande professionalità gli oggetti esposti in bottega. In foto c’è la borsa e un cesto, la prima ha tratto ispirazione dalla seconda. Questo perché l’incontro tra la tradizione e innovazione è sempre presente nell’azienda Vannulo.

Perché vorreste produrre olio?

«Cerchiamo di unire i prodotti che si sposano con la mozzarella di bufala».

Cos’è per lei questa Tenuta?

«È la mia famiglia».

Video intervista

https://fb.watch/txfyjClhsn (clicca sul link per vedere la video intervista realizzata alla dottoressa Teresa Palmieri)