SAN RUFO – “Non si può morire di Seu a 12 anni”. Poche parole, rotte dal pianto, quelle pronunciate da Pasquale, papà del piccolo Christian, morto stamattina al Santobono di Napoli perché affetto da Sindrome emolitico-uremica. Il bambino di San Rufo, dopo 50 giorni di agonia, non ce l’ha fatta, il suo cuore ha smesso di battere. E nella piccola comunità salernitana il dolore è indescrivibile.
Le condizioni di Christian sono apparse da subito molto gravi: la Seu, infatti, è una rarissima malattia che colpisce il sistema immunitario, rendendolo incapace di combattere contro le tossine prodotte da un particolare ceppo di Escherichia coli. Questo batterio, normalmente presente nell’organismo umano (dove svolge anche importanti funzioni), nel corpo del bimbo era presente in una forma “mutata”. E i danni all’intestino e ai reni sono stati, purtroppo, tanti.
Una situazione critica che ha visto il piccolo ricoverato prima a Potenza e poi trasferito d’urgenza al Santobono di Napoli. La lotta, però, non ha dato gli esiti sperati: stamattina 18 aprile Christian ha smesso di vivere. E lo strazio dei genitori è senza fine. Ma dal dolore, ora la richiesta di spiegazioni: secondo i rumors pare che la famiglia del piccolo sia pronta a chiedere spiegazioni dall’ospedale napoletano per avere la certezza che sia stato fatto davvero tutto il possibile. I medici potevano salvare Christian?
“Non si può morire di Seu a 12 anni – ha detto il padre Pasquale – Non è giusto e, purtroppo, se è successo vuol dire che potrebbe succedere ancora. Bisogna assolutamente evitare che tragedie del genere possano colpire altri bimbi”.
Christian ora è ritornato a San Rufo, accolto dall’amore di quella comunità che lo ha visto crescere e studiare nell’istituto omnicomprensivo locale. Domani, salvo imprevisti, i funerali, che si svolgeranno presso il Santuario della Madonna della Tempa a San Rufo.

