Giorgia Somma presenta la sua tesi di laurea sui tammorari paganesi

0
441

Si laurea con Lode al Conservatorio di musica “Giuseppe Martucci” di Salerno. 

di Marco Visconti

Ieri la dottoressa ha presentato la sua tesi dal titolo “I tammorari? Quegli incantatori di … emozioni!” al Dipartimento di didattica della musica conseguendo il diploma accademico di secondo livello e ricevendo il massimo dei voti, 110 e Lode, dalla commissione di laurea. La tesi spiega il motivo per il quale il popolo è direttamente coinvolto dalla musica, dai tammorari, più in generale, dalla  festa della Madonna del Carmelo detta delle “galline”. Arriva alla conclusione che  la massa influenza il singolo, riprendendo la “Psicologia delle folle” di Gustav Le Bonn, “indirizzando, in qualche modo o addirittura modificando, gusti,preferenze e scelte personali” spiega Somma.

Sinossi della tesi della dottoressa Giorgia Somma

Ogni individuo, al fine di “differenziarsi “ per diventare se stesso, deve rinunciare alla fusione emotiva con la propria famiglia o con il gruppo sociale. Solo in tal modo un individuo può tendere alla propria autonomia e contribuire allo sviluppo sociale e culturale del gruppo di appartenenza. Questo assunto di Bowen, unito allo studio delle dinamiche delle folli capaci di generare entità diverse  dalla somma di singoli componenti, concretizzando azioni che altrimenti verrebbero rigettate(Le Bon),sono due aspetti che ho osservato nel corso di un evento religioso tenutosi in una piccola cittadina dell’entroterra salernitano, Pagani. Da qui è partito lo spunto per il mio lavoro, che si è soffermato sui comportamenti, dinamiche interpersonali, contrasti e contraddizioni di un sistema di tradizioni, consolidate ormai da decenni, che ad una attenta analisi mostrano evidenti idiosincrasie. La semplice osservazione e l’analisi di questo evento sono divenute, materializzandosi, oggetto di studio della mia tesi, descritte da una ‘posizione up’, dove vengono poste all’attenzione tutte quelle dinamiche, spesso non oggetto di studio, solitamente descritte da autori che sono stati parte integrante di quel sistema, sottolineandone solo l’aspetto storico e pittoresco dell’evento.Nel concreto cercherò di presentare un frame di quanto sperimentato e vissuto nell’arco di pochi giorni, avendo cura di presentare il lavoro secondo lo sviluppo dei miei studi, seguendo la scansione dapprima teorica e poi quella maturata direttamente sul campo. Alla luce degli atteggiamenti e delle espressioni nella ritualità popolare che vi si sviluppa, sembra che l’oggetto dell’attenzione generale sovrapponga, magicamente, alle manifestazioni di pietà popolare, la ‘tammorra’ che risulta trait d’union e raccoglitrice di tutte le azioni o dinamiche che in quel contesto circolano. “ … Come cavolo a merenda”.È stata questa la mia riflessione allorquando mi sono accorta di aver unito due realtà che, sebbene sembrassero essere agli antipodi, si sono rivelate non bizzarrie neuronali, ma elementi di un setting su cui verificare una ipotesi. Come assemblare un rito religioso qual è appunto la “festa della Madonna del Carmelo, meglio nota come delle galline, con esponenti della teoria sistemico-relazionale e della psicologia in generale? E’ stata cosa abbastanza ardua.Il mio lavoro parte dalla descrizione del contesto e vuole percorrere e fornire un breve excursus degli eventi storici, dei miti, delle legende e delle tradizioni che hanno contribuito allo sviluppo di questa realtà. Sono quindi, partita dalle origine e dal culto del popolo de li’ Pagani verso la madonna, perché prima di analizzare i loro comportamenti, forse, è necessario conoscerne l’origine e, qualora non vi siano tracce evidenti e tangibili, il trigenerazionale racconto che a tutt’oggi è giunto a noi, come eredità trasmessa da padre in figlio nel corso di innumerevoli decenni. La cosa che ha attirato più di tutto la mia attenzione è il provare a spiegarmi come un popolo  contadino sia riuscito a personalizzare ed umanizzare il nome di una madonna (mamma!), cui erano offerti doni o sacrifici, frutto del loro lavoro, in cambio di protezione e abbondanza nei raccolti, quasi  ripetendo inconsapevolmente una tradizione pagana. Una commistione, quindi, di sacro e profano che  viene perpetuata senza alcuna trascrizione di regole e/o convenzioni sociali, alla quale fornisce il proprio nihil obstat anche la parte ecclesiastica, che in diverse occasioni (potrebbe apparire) lascia la conduzione e l’organizzazione di un evento che dovrebbe essere puramente religioso, a un gruppo ristretto di ‘fedeli’ che ne gestisce le modalità e la prende in carico come parte integrante della loro comunità. Un’altra variabile di quel policromo palcoscenico a cielo aperto è la flessibilità della celebrazione dell’evento, che, in diverse occasioni, vede invertiti i ruoli funzionali alla celebrazione:non è il fedele a recarsi in chiesa per una preghiera, bensì la madonna che si reca, in una sorta di visita ‘guidata’ in tutti, o quasi, i rioni soffermandosi su appositi altari provvisori denominati ‘toselli’. Una visione olistica non farà certo a meno del pensiero della chiesa, o di parte del clero, che in diverse occasioni sembra chiuda gli occhi sulla vera protagonista dell’evento, lasciando spazio solo ad una statua tridimensionale dimenticando che la vera ‘reliquia’ è un quadro che viene sistematicamente ignorato da tutti. Anche loro forse, hanno la necessità di oggettivare una madonna e renderla umana.Altra variabile in gioco è il popolo. Qui tanta, ma proprio tanta, gente si accalca, si spinge tra piccole viuzze, in una sorta di ricerca di equilibrio flessibile per non cadere, come in un girone tanto ben descritto da Dante nell’inferno, dando l’apparente sensazione di vedere l’altro, come tuo ‘baricentro’. In tutto questo ‘contesto ‘ si vede l’altro come… un Io allo specchio, che ti sta aiutando in un momento di gioia condivisa che va vissuta ad ogni costo. Tornando al frame, del quale facevo menzione e del qualche ho preso parte, sembravamo un fiume che è costretto a scendere nel proprio alveo e, pur grosso, non straripa. Dunque partendo dall’osservazione di un evento religioso, come potrebbero essercene centinaia in altre parti della regione i due concetti all’inizio citati,(differenziazione e massa), sono stati quelli che hanno spinto il mio lavoro e mi hanno portato ad una conclusione che inizialmente sembrava essere solo un’ illazione. Dopo circa due anni di studi, ricerche e osservazioni sul campo, posso affermare che un individuo che venga a trovarsi all’interno  di una moltitudine di persone si muove inconsciamente e senza alcuna consapevolezza delle proprie azioni, sviluppando una sorta di giustizia universale ed onnipotenza rispetto a quanto agito. Forte ha lo sviluppo del senso di lealtà al gruppo di appartenenza, al contesto d’origine tanto che il non allinearsi, gli procura un marcato stato d’ansia, frustrazione e abbandono. Ultimo ma non certo per importanza, il ruolo dei tammorrari che assumono quello ‘dell’impavido’, del leader, coraggio della massa, avendo l’appoggio di una entità divina, la madonna delle galline che, avallerebbe in quei momenti tutte le bizzarrie neuronali ivi comprese quelle comportamentali . Ciò mi ha accompagnato alla conclusione secondo la quale, l’influenza sociale può introdurre una buona dose di ‘spinta’ e imprevedibilità nelle nostre decisioni, indirizzando, in qualche modo o addirittura modificando, gusti,preferenze e scelte personali”.