Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone sono giornalisti e fondatori dell’associazione Errorigiudiziari.com. Il dato che forniscono è impressionante. “Secondo i nostri archivi – spiegano – negli ultimi 32 anni le vittime di errori giudiziari e ingiusta detenzione sono state complessivamente 30.778. Ogni giorno in Italia finiscono in carcere 3 persone innocenti, una ogni 8 ore. E per risarcirle lo Stato ha già speso 933 milioni di euro, al ritmo di 55 euro al minuto”.
Una follia assoluta, ma poco conosciuta. Forse per questo è passata quasi sotto silenzio la vicenda di Beniamino Zuncheddu. Si tratta del più grave errore giudiziario nella storia del nostro Paese. Ma occorre fare un passo indietro.
Dopo 33 anni di carcere Zuncheddu è stato assolto per non aver commesso il fatto. Lo hanno deciso i giudici della Corte di Appello di Roma al processo di revisione per la strage di Sinnai, in provincia di Cagliari. L’ex pastore sardo, 59 anni, era stato condannato in via definitiva all’ergastolo per triplice omicidio. Fu un errore giudiziario, il più grave della storia italiana, come ricordavamo.
Zuncheddu era stato ritenuto l’unico responsabile della strage di Sinnai in cui furono uccisi Gesuino Fadda, 56 anni, il figlio Giuseppe, di 24, proprietari di un ovile, e il loro dipendente Ignazio Pusceddu, 55enne. Nell’agguato a colpi di pistola rimase ferito il genero di Fadda, Luigi Pinna, 29 anni. Era l’8 gennaio del 1991. Il killer arrivò all’ovile dei Fadda a bordo di uno scooter, con il volto travisato da una calza, e sparò prima a Gesuino, che si trovava nella strada di accesso, per poi risalire in direzione del recinto di bestiame e fare fuoco contro Giuseppe. Pusceddu fu invece freddato mentre si trovava all’interno di una baracca assieme a Pinna. La pista che imboccarono gli investigatori fu subito quella della faida tra famiglie di pastori: all’epoca c’erano infatti contrasti tra i Fadda e gli Zuncheddu, culminati anche in gesti dimostrativi come l’uccisione di capi di bestiame.
Determinante per l’arresto e poi la condanna di Zuncheddu, che allora era un pastore di 27 anni, fu la testimonianza del sopravvissuto, Luigi Pinna, marito della figlia di una delle vittime. Pinna, inizialmente interrogato, sostenne di non aver riconosciuto l’aggressore, salvo poi cambiare versione e accusare Zuncheddu. La difesa dell’imputato ha sempre creduto che Pinna fosse stato influenzato, in fase di indagini preliminari, da Mario Uda, il poliziotto che avrebbe mostrato al teste – prima che questi venisse interrogato – una foto di Zuncheddu, additandolo come il colpevole degli omicidi. Poi l’udienza chiave, con il faccia a faccia in aula tra Luigi Pinna e Mario Uda. “E’ lui che mi ha mostrato la foto di Zuncheddu – ha confermato Pinna – . L’agente di polizia che conduceva le indagini, prima di effettuare il riconoscimento dei sospettati mostrò la foto di Zuncheddu e mi disse che il colpevole della strage era lui”. Uda ha negato.
Quindi il procuratore generale, che rappresenta l’accusa in un processo di revisione, aveva chiesto l’assoluzione di Zuncheddu. Poi la sentenza che ha sancito l’errore giudiziario. In tutti questi anni Zuncheddu si era sempre proclamato innocente. “Aspetto il giorno della sentenza per arrivare alla verità”, aveva detto in una delle ultime udienze.
C’è solo da chiedersi una cosa: potrebbe accadere ancora?

