di Marco Visconti
L’Italia e la Polonia non danno notizie sulla piccola Noemi, invece, papà Filippo, che si trova in Polonia, non demorde: ha fatto attivare a Stettino la procedura di Child alert, una piattaforma polacca che si premura di coordinare diversi istituzioni, come la polizia e i media polacchi, che, grazie alla loro collaborazione, sono in grado di diffondere quasi immediatamente l’immagine del bambino scomparso a un pubblico di massa. Inoltre ha realizzato un video con sottotitoli e traduzione in polacco diffondendolo sui social network con la speranza di avere risposta da parte dei polacchi. Tuttavia sono stati rilasciati commenti insoliti sui social, qualche polacco ha preso le difese dalle madre di Noemi, invitandolo a lasciarla in pace, c’è chi, addirittura, ha giustificato senza conoscere papà Filippo, «sembra – commenta l’utente polacco – che abbia avuto un motivo per fuggire, la mamma non le farà del male. È scappata dal male che sicuramente hai causato». La Lega uomini vittime di violenza, in particolare nella persona di Carmine di Vita, ha dovuto fornire tutte le relative precisazioni sul caso Zanella affinché venisse scongiurato questo linciaggio mediatico.

«La colpa non è dei polacchi, spiega papà Filippo, c’è una cultura sbagliata da parte di molte persone per cui spesso si reputa il padre colpevole, poi c’è anche una sfiducia nei confronti delle istituzioni. Questa è una cosa più preoccupante». Continua Filippo, «qui noi stiamo facendo una battaglia di Italia e Polonia contro l’illegalità perché, a quanto pare, c’è un’associazione criminale che favorisce i sequestri sostenuta, forse, da una parte ignorante della popolazione che ha una profonda sfiducia nella legalità. Io, precisa Filippo, sostengo le madri e padri italiani a cui è stato rapito un bambino illegalmente e, allo stesso tempo, sosterrei ugualmente un padre e una madre polacca a cui è stato rapito illegalmente un figlio e poi portato in Italia» In Polonia c’è un grosso problema coi rapimenti, ci sono ogni anno centinaia di padri polacchi disperati a cui i figli vengono rapiti dalle madri e portati a migliaia di chilometri di distanza da un’altra parte della Polonia, spesso senza sapere dove, e loro non hanno il diritto di rivalersi legalmente. «Mentre un rapimento internazionale è illegale – sottolinea Zanella – all’interno della Polonia il rapimento da una parte all’altra è legale, ci sono associazioni criminali che marciano su questo: infatti tutelano le donne che rapiscono in cambio di soldi».
Il fatto che vi sono molti rapimenti il Polonia lo conferma anche Davide Felisati, il papà che ha avuto un’esperienza simile a quella di Filippo, ha vissuto il suo calvario dal 2019 al 2021 per poi rivedere suo figlio. Felisati è stato più volte in una nota mittente televisiva polacca, ha realizzato video con traduzioni in polacco, subendo la stessa sorte di Filippo, che consiglia di realizzarli ai papà i quali hanno subito il rapimento del proprio figlio in Polonia, in quanto utili per gli indizi sul rapimento. Felisati, durante il suo viaggio di ricerca, è stato soprattutto limitato dalla politica, in particolare dal partito della destra radicale Konfederacja, «la mia esperienza è stata ostacolata dai politici polacchi. Alcuni di questi politici abitavano dov’era la mia ex compagna e quindi in qualche modo l’hanno tutelata».

