di Marco Visconti
Si tratta di un gesto di coraggio e amore sconfinato che parte da papà Filippo verso sua figlia Noemi, la quale non vede da 2 anni e mezzo perché rapita dalla madre e nessuno sa se sia ancora viva. Occorre aggiungere che l’azione di andare da solo in Polonia è dispendiosa, fatta di viaggi, pernotti e spese di consulenza. Ma tutto questo per papà Filippo diventa superfluo, l’importante è ritrovare sua figlia e vivere serenamente con lei. Filippo come il pesce Marlin, protagonista del noto film «Alla ricerca di Nemo», va alla ricerca di Noemi, incontrando svariate insidie. Il pesciolino Marlin, però, riesce a rivedere il figlio Nemo, dopo che è stato rapito e messo in un luogo a lui estraneo: un acquario. L’augurio di Papà Filippo è proprio di ritrovarsi come nel film in uno stesso lieto fine, ma intanto deve fare i conti con la fredda Polonia nella quale, probabilmente, si trova sua figlia. Papà Filippo racconta la sua esperienza alla ricerca di Noemi.

Perché è andato da solo in Polonia alla ricerca di sua figlia?
«Perché da 2 anni e mezzo, in cui non vedo mia figlia, la polizia, sia polacca che italiana, non ha saputo dirmi dove si trovi mia figlia né se sia viva o morta. Tutte le volte che mi confronto con la polizia italiana mi dice che Noemi si trova in Polonia quindi si deve premurare la polizia polacca e, viceversa, quando parlo con la polizia polacca mi dice che fa ciò che viene detto dall’Italia. Mi rendo conto che le ricerche non si fanno come si devono, non si fanno ricerche sul territorio, non sono stati interrogati i parenti, si fanno ricerche di routine in posti in cui sappiamo che mia figlia non c’è. Questo non è il modo di cercare una bambina che potrebbe essere in pericolo, non lo dico io, lo dicono i documenti ufficiali».
Per quanto tempo si tratterrà in Polonia?
«Mi tratterrò per tutto il tempo necessario a ritrovare mia figlia, come farebbe qualunque padre».

Quali posti ha visitato in Polonia nel tentativo di ritrovare sua figlia?
«Ho visitato i posti più probabili dove si potrebbe nascondere, sono andato a Osiek Drawski e Rzęśnica, nei luoghi in cui c’è la famiglia della mia ex. Sono andato a Koszalin e Darlowo, luoghi questi in cui mia figlia andava in vacanza, inoltre sono andato a Pila e Miroslawiec, mia figlia è stata vista in questi posti, poi a Pyrzyce, dove sono le cugine della mia ex. Inoltre ho visitato Poznan, il centro in cui i bambini vengono rapiti, ne sono un esempio i figli di Alberto Encinas e Davide Felisati».
Ha visitato diversi luoghi, quanti chilometri ha percorso?
«Avrò compiuto quasi 4mila chilometri».

Quanto le sta costando questa azione di ricerca per sua figlia?
«Oltre 100mila euro tra viaggi, alloggi, investigatori privati, ufficio stampa, psicologi, benzina per l’auto, spese di consulenza per gli interpreti in loco e avvocati, per questi ultimi ringrazio Barbara Urbini e Sofia Carlino le quali mi hanno aiutato legalmente e hanno avuto la grande sensibilità di venirmi incontro per le spese legali».
Ci sono stati sviluppi positivi in merito alla sua ricerca?
«Non c’è stato alcuno sviluppo positivo, la cosa sconvolgente è che i parenti sanno della mia presenza in Polonia e sanno che sono alla ricerca di mia figlia perché sparita a causa di sua madre, tuttavia i parenti non hanno dato alcun tipo di supporto».

Lei parla di parenti, in particolare a chi fa riferimento?
«La nonna di mia figlia la quale sa dove si trova probabilmente la madre di mia figlia e, pur essendo una nonna e pur sapendo cosa provano i miei genitori in qualità di nonni che sono incolpevoli di tutto, accetta che mia figlia venga tenuta nascosta come una bestia. La cosa più triste è che nemmeno lei riesce a vederla come nonna. Poi, soprattutto, i colpevoli sono il fratello e la sorella della mia ex che, pare, finanzino la madre di mia figlia e quindi pare che siano colpevoli nel coprirla. Il problema è che in Polonia non c’è un obbligo da parte dei parenti di dichiarare quello che sanno, perché c’è una sorta di legge che tutela il segreto tra familiari. Quindi è una legge atta a tutelare un sistema omertoso».
Come si sta comportando lo Stato polacco nei riguardi della sua situazione?
«Al momento lo Stato polacco dice “noi facciamo ciò che ci viene detto dall’Italia”. Detto questo, sulla carta, in termini formali, la giustizia polacca è stata giusta perché ha riconosciuto la colpevolezza della mia ex e ho diritto di essere padre e, soprattutto, ho il diritto di mia figlia di vivere nel Paese dov’è nata e dove è sempre vissuta che è l’Italia. A questo riconoscimento del diritto, non c’è possibilità di dare esecuzione perché non viene eseguita la sentenza, io non me ne faccio niente di ciò che dice il tribunale. A me non interessa essere un padre sulla carta, io vorrei che mia figlia possa essere serena con suo padre».

