
Di Marco Visconti
Si scava nell’animo di una famiglia devastata emotivamente, ma ha la forza di continuare a reagire e sperare che la luce arrivi, che ritorni la rondinella, Noemi, al suo nido. Intanto, però, Filippo Zanella vive questo presente a tinte fosche, si sente abbandonato e inascoltato dallo Stato, mentre naviga in un oceano insidioso, «quando rapiscono un figlio, spiega Zanella, devi tenere a bada ogni pensiero, perché la mente torna a lui e sprofondi nell’abisso del più nero sconforto, viaggi sempre nel confine più sottile tra la lucidità e la follia perché devi fare finta che il figlio non sia tuo, che non sia accaduto nulla, per non impazzire».
Il rapimento di un figlio, però, non è solo un omicidio emotivo, «è anche, aggiunge Zanella, un omicidio economico per le spese connesse in centinaia di migliaia di euro tra avvocati e investigatori, nel mio caso, precisa Zanella, ringrazio gli avvocati Sofia Carlino e Barbara Urbini che mi sono venute incontro per la mia situazione. Per di più c’è uno Stato che non assiste». Continua Zanella, «è un omicidio lavorativo perché devi scegliere se stare dietro al lavoro o ritrovare, nel mio caso, mia figlia, è un omicidio relazionale perché non si può intessere più alcuna relazione affettiva profonda, sapendo che la vita è cambiata e potrebbe cambiare di nuovo. È un omicidio psicologico perché attorniato da persone che, non avendo questo tipo di problema, non possono capire e poi, a volte, viene quasi il dubbio a loro che, forse, hai fatto qualcosa in quanto, secondo loro, “ci sarà un motivo per cui è scappato…”. Ciò lascia la stessa sensazione che prova una donna appena stuprata da un gruppo di bestie, quando le dicono “beh, però te la sei cercata a uscire di sera vestita così!“».

Zanella, oltre allo Stato, si è rivolto agli uomini di Chiesa, ma ha notato drammaticamente «la spietata indifferenza del clero che, davanti a un padre che racconta il suo dramma, se ne lava le mani come Pilato». Conclude Zanella, «capisco i genitori che, trovandosi nella mia stessa situazione, impazziscono. L’ecosistema in cui vengono buttati li fa impazzire. Li capisco e li giustifico e difenderò a spada tratta un padre che fa di tutto per salvare i propri figli».
Il dolore dei nonni paterni
Noemi viveva un rapporto sereno con i nonni paterni, nonno Roberto ricorda con grande nostalgia quando sua nipote stava alla sua casa in campagna per festeggiare il compleanno con familiari e amici, prima che la piccola venisse rapita dalla mamma. «Una bambina di 9 anni ormai, precisa Roberto Zanella, che viveva in un ambiente familiare sereno, era legata a noi, è sparita dopo una festa di compleanno in compagnia con noi. Cosa dobbiamo dire di più? Questa bambina non si sa dove sia né se vada a scuola. Ci sono delle situazioni assurde, che non tengono conto dei nonni ma anche dei rapporti che la bimba aveva coi nonni. Lei è andata via, ora si trova in un Paese che non conosce».

Questo vuoto nel cuore di nonno Roberto, causato dal rapimento di Noemi, trova una grande condivisione in nonna Sandra, «come si vive una situazione, domanda provocatoriamente Sandra Spinelli, in cui non si può parlare telefonicamente e soprattutto non sapere quale sia il suo stato di salute? Noi non sappiamo se questa bambina stia bene, come venga educata, quali affetti abbia attorno a sé, come se fosse chiusa in una stiva. Noi abbiamo il ricordo di una bambina che abbiamo visto l’ultima volta 2 anni fa, ora non sappiamo come sia fisicamente». In conclusione nonna Sandra volge delle domande alla madre di Noemi, «come fai a non avere un ripensamento? Questa bimba può vivere serenamente senza affetti?».

