Aveva “schiavizzato” la propria madre, sottoponendola ad un regime di vita intollerabile, tra minacce di morte e botte praticamente quotidiane. Calci e pugni erano quasi la routine alla quale una signora anziana di Roccapiemonte doveva sottostare. Ma spesso, la stessa sorte toccava anche al fratello disabile, più volte vittima della furia del fratello. Pochi giorni fa è arrivata la c . La sentenza è stata emessa dal gup Paolo Valiante, attraverso il rito abbreviato. L’uomo, scarcerato dopo un lungo periodo di detenzione, era assistito dall’avvocato Giovanna Ventre. Il giudice ha deciso di riunire i due procedimenti (quello ai danni di madre e figlio), per giungere poi ad un’unica sentenza. I fatti si sarebbero svolti dalla fine del 2015, fino ai primi mesi del 2016, conclusisi solo con l’arresto dell’uomo. Nella denuncia, la madre ha raccontato di un crescendo di maltrattamenti di ogni genere, tra umiliazioni e insulti continui. L’uomo aveva preteso di vivere in casa della madre, con la sua compagna. E in sostanza, pretendendo dalla stessa qualsiasi cosa. La donna doveva tollerare la coltivazione di marijuana nel giardino del figlio e preparare per lo stesso solo piatti “a lui graditi”. La punizione era la distruzione di piatti e mobili, oltre che di botte caratterizzate da evidente violenza. In un episodio, l’uomo colpì la madre in testa a pugni. Altre volte, la picchiava con il manico di una scopa
Alle violenze avrebbe partecipato anche la compagna del 34enne che, probabilmente forte della violenza del compagno, decidendo di picchiare anche lei la povera anziana. In uno dei tanti episodi finiti agli atti, la stessa fu presa al collo dal figlio per poi essere scaraventata addirittura fuori dalle scale di casa. Le violenze erano di ogni tipo: dal lancio di oggetti a quella fisica, spesso commessa quando l’altro figlio non era in casa. Poco prima della denuncia, ‘anziana fu costretta a rinchiudersi in casa, sbarrando la porta con mobili e un comodino, impedendo al figlio di entrare e commettere su di lei l’ennesima violenza. L’uomo fu arrestato dai carabinieri solo quando la donna riuscì a divincolarsi, decidendo poi di sporgere denuncia. E raccontando di quel contesto tremendo nel quale era costretta a vivere, insieme all’altro figlio disabile, anch’egli vittima delle botte dal fratello più grande, senza un motivo plausibile. Le violenze cominciarono dopo la morte del padre, naturale conseguenza di quelle che probabilmente furono poi le condotte del figlio più grande.

