I racconti di Carmine Lanzieri Battaglia: “Maggio se ne va…”

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Moltissimi film sono tratti da libri di successo ed ispirati da essi; è vero che c’è anche un premio Oscar alla “sceneggiatura originale”, ma la verità è che senza la letteratura probabilmente il cinema sarebbe in seria difficoltà nel reperire “trame da tessere” sul grande schermo.

Per quel che mi riguarda, ho un serio disagio nell’accettare i film (o qualsiasi altro genere audio-visivo) dopo che ne ho già letto il libro ispirante. Ammetto anche che mi è capitato di vedere film che mi hanno quasi costretto a reperire e leggere il libro da cui erano tratti.

Il problema sta tutto nella mia testa (e credo sia in quella di tutti quelli che la pensano come me), perché ci si affeziona al personaggio letterario, lo si immagina con le fattezze nate dalla nostra fantasia e ben difficilmente si riscontrano delle analogie con quello che il regista di turno, riporta sullo schermo.

Ho seguito lo stesso ragionamento anche con “Il commissario Ricciardi”, quando l’anno scorso è stato proposto sullo schermo televisivo nel palinsesto della RAI. Chi frequenta casa mia e conosce un poco i miei gusti letterari, sa con certezza che i libri di Maurizio De Giovanni già da qualche anno circolano liberamente per le stanze e si possono recuperare un poco ovunque.

Ne ho comprato più di uno e altrettanti me ne sono stati regalati, sia che essi narrassero le gesta del commissario o quelle dell’altra “eroina”, Mina Settembre, anch’essa nata dalla fortunata mano dello scrittore napoletano. Ho vissuto momenti di intensa emozione seguendo le storie che De Giovanni sapientemente “disegna” con le parole nei suoi libri: le atmosfere rarefatte, i personaggi che sembrano appena accennati ma che “trasudano” umanità e forza narrativa, i luoghi noti che invitano ad una visita più accurata ed appassionata.

E poi le storie, originali, mai banali, o saccenti, o stancanti, decisamente una bella lettura. Però quest’anno, con l’inizio della nuova stagione della fiction della RAI, è come se una “farfallina” si fosse posata sulla mia spalla e sussurrandomi all’orecchio mi ha quasi costretto a tornare sui miei passi. Così mi sono addentrato nei meandri dello streaming televisivo ed ho recuperato il primo episodio della prima serie: “Il senso del dolore”.

Confesso che sono rimasto senza parole, ho visto e rivisto alcuni passaggi, ho lasciato che i miei occhi guardassero le scene del film attraverso lo sguardo “immoto” del commissario, mi sono abbandonato ai suoi semplici ma sottili ragionamenti, ed ho avuto paura sentendo i morti ripetere la litania che poi lo avrebbe aiutato nella risoluzione dei casi. Non so se vedrò gli altri episodi, magari durante una delle mie albe insonni mi ritroverò ad incrociare le sue passeggiate con le mani in tasca, da solo o in compagnia del fido Maione.

Oppure lo rivedrò in piedi davanti alla finestra che gli consente di aprire un poco il suo cuore mentre un sorriso gli increspa le labbra, ed in sottofondo “suona” la meravigliosa perla canora di Pino Daniele che accompagna i titoli di testa e di coda del film: “E intanto Maggio se ne va, ce resta o friddo…”.