Da Boscotrecase a Nocera, muore per un’emorragia. 7 medici rischiano il processo

Per il decesso di Giovanni Ambrosio di Terzigno 23 medici, su 30 indagati, sono stati ritenuti non colpevoli. Per i sette, invece, il gip ha formulato decreto di imputazione coatta

0
605

Per il decesso di Giovanni Ambrosio, 70enne di Terzigno deceduto a gennaio 2011 all’ospedale Umberto I, di Nocera Inferiore, 23 medici sono stati ritenuti non colpevoli. A rischiare il processo sono invece in 7 (il totale degli indagati era 30), per i quali il gip ha formulato decreto di imputazione coatta. A riceverlo sarà il pm, con la conseguente richiesta di rinvio a giudizio da discutere in una prossima udienza preliminare. L’inchiesta coinvolse inizialmente ben 30 medici e infermieri di reparto, divisi tra gli ospedali di Boscotrecase e Nocera Inferiore. Tutto sarebbe cominciato nel 2010, con un “crocevia” vissuto dall’anziano in ben due ospedali. A seguito dei primi problemi di salute, la famiglia si recò in un primo momento nella struttura napoletana. Poi ci fu il trasferimento nell’Agro nocerino, a seguito di una serie di complicazioni del quadro clinico. Tra queste, un’emorragia gastrica, con tanto di perdite di sangue, che portò i sanitari a decidere per l’intervento d’urgenza presso Chirurgia. L’operazione fu preceduta da tutta una serie di esami legati alle condizioni dell’anziano, giudicate come preoccupanti. A seguito dell’intervento, la situazione non sarebbe però migliorata. Le perdite di sangue, infatti, continuarono. E le nuove terapie disposte dai medici, insieme ad una serie di trasfusioni eseguite nei giorni successivi, non migliorarono lo stato di salute di Ambrosio. Da Chirurgia, il settantenne fu spostato presso il reparto di Rianimazione. Il decesso si registrò poco dopo. La famiglia del 70enne sporse formale denuncia ai carabinieri, raccontando quella che secondo loro fu – per il familiare – una «forte agonia». La procura dispose il sequestro della salma, iscrivendo nel registro degli indagati 30 medici. Anche quelli della struttura napoletana, dove l’uomo fu inizialmente visitato.

A seguito di una prima perizia medica, la procura aveva tuttavia chiesto l’archiviazione per tutti i medici. Ma il gip spiegò che la dinamica dei fatti non era stata sufficiente chiarita. E dispose nuove indagini, con contestuale nuova perizia. Tra i punti chiesti dal giudice, quella di meglio chiarire le operazioni effettuate durante i diversi archi temporali, ritenuti importanti per il percorso operatorio dell’uomo. Le nuove indagini furono disposte anche in seguito all’opposizione presentata dalla famiglia del 70enne. Dalla nuova consulenza, stavolta collegiale, sarebbero emerse responsabilità mediche precise, da attribuire ai soli medici dell’Umberto I di Nocera Inferiore che ebbero in cura Ambrosio. Per quei 7, il gip ha disposto l’imputazione coatta, ordinando al pubblico ministero di esercitare nei loro confronti l’azione penale, tradotta nella richiesta di rinvio a giudizio. I sette camici bianchi rischiano un processo per omicidio colposo.