Nocera/Angri. Muore il giorno dopo la colonscopia, a processo un secondo medico

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Sarà processato per omicidio colposo Antonio Cuomo, il 44enne consigliere comunale e medico gastroenterologo che con un intervento di colonscopia avrebbe perforato – stando alle accuse della procura – l’intestino del 58enne Giovanni Gallo. Era il 9 luglio del 2013, quando l’imprenditore originario di Angri, si sottopose ad un intervento di colonscopia per un problema di emorroidi per il quale soffriva da un po’. Al termine dell’operazione, fece ritorno a casa ma cominciò ad accusare dolori all’addome e fitte alla pancia. La famiglia si rivolse al medico di base che, non avendo ravvisato problemi derivanti dal post operazione, prescrisse al 58enne il solo uso di farmaci. Quel medico si trova ora sotto processo, dopo un rinvio a giudizio legato alla valutazione che il pm Cacciapuoti e lo stesso gup fecero su quel tipo di assistenza, definendola una «grossa leggerezza». Il giorno dopo l’intervento, l’uomo continuava infatti ad avvertire dolori e si fiondò in ospedale, in compagnia della famiglia. Si sottopose ad un’operazione chirurgica d’urgenza, che non gli evitò la morte. Sul punto, la famiglia sostenne che se l’uomo fosse stato informato della pericolosità dell’accertamento, nel momento in cui avvertì dolore, non avrebbe indugiato per un ritorno immediato in ospedale.

Differente fu invece l’iter giudiziario per Cuomo, per il quale la procura in una prima fase chiese l’archiviazione, non ritenendo «sostenibile la responsabilità dei sanitari che eseguirono l’accertamento invasivo perché la perforazione costituisce una sua possibile complicanza». A questa perizia, ne seguì una prodotta dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Vincenzo Calabrese, nella quale fu richiamata «la verosimile ipotesi della perforazione come conseguenza di manovra errata degli operatori sanitari». Il gip a quel punto dispose nuove indagini, fino al rinvio a giudizio deciso per il medico, difeso dall’avvocato Adriano Bellacosa. Il processo comincerà il 9 novembre, davanti al giudice Diograzia e verterà, quasi certamente, sul presunto errore commesso dal medico durante la colonscopia, un intervento di routine ragionevolmente sicuro che presenta di base dei rischi specifici.