I racconti di Carmine Lanzieri Battaglia. “Na tazzulella ‘e cafè”

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Che piacere irrinunciabile, trovarsi al bancone di un bar oppure comodamente seduti ad un tavolino e gustare un profumato, aromatico, caldo e dolce caffè appena fatto. Se poi si è in buona compagnia, questo momento si trasforma in una piacevole pausa di relax ed è spesso un intermezzo di gusto tra i vari impegni lavorativi o familiari.

Una chiacchiera con il barista, un saluto ad un conoscente, un caffè offerto al volo all’amico appena entrato ed i minuti passano in fretta, sembra di essere appena entrati invece è già passato un quarto d’ora ed è tempo di tornare al nostro quotidiano tran-tran. Questo avviene magari un paio di volte al giorno per buona parte dei cittadini angresi che si muovono per lavoro o faccende varie; diciamo che con una stima molto arrangiata e giusto per far filare un poco il mio ragionamento, quattro o cinquemila persone si fermano al bar a prendere un caffè una o più volte al giorno.

Siccome la maggior parte di queste persone si muove in macchina ed attraversa il paese in lungo ed in largo, viene facile conteggiare, nei diversi momenti della giornata, quattro o cinquemila macchine che si fermano ad intervalli più o meno regolari, davanti ad i bar di Angri. Questo contribuisce in maniera rilevante al sostegno del commercio locale, ed è uno dei tanti canali contributivi con cui anche il comune finanzia le attività amministrative ed i servizi al cittadino sul territorio. Tutto a posto allora, tutti felici e contenti, tutti soddisfatti e rilassati.

In verità non proprio tutti, perché come in tutte le belle favole c’è sempre il cattivo di turno, la strega, l’orco cattivo, il gigante affamato, insomma il guastafeste che per il perseguimento del proprio piacere, per la propria personale soddisfazione, calpesta, spesso fregandosene altamente, tutto il resto del mondo, che in questo caso specifico viene rappresentato da tutti gli altri automobilisti che si trovano loro malgrado a percorrere le strade antistanti i bar cittadini.

Ma ci avete fatto caso? Macchine in doppia fila, parcheggiate in curva, a spina di pesce nei vialetti di accesso alle abitazioni private, sui marciapiedi, contromano, in sosta selvaggia sulle strisce pedonali, una giungla di veicoli, specialmente in determinate ore del mattino o del tardo pomeriggio e particolarmente in alcuni punti (purtroppo nevralgici) del già sgangherato “parco viario” della nostra caffeinomane cittadina.

Mi chiedo, possibile che i malcapitati automobilisti devono “pagare” finanche questo dazio alla scostumatezza dilagante? Purtroppo anche questi comportamenti sono la logica conseguenza della scarsa disponibilità di uomini e mezzi deputati al controllo del territorio: della serie “quando il vigile non c’è i maleducati parcheggiano da schifo”.

Parafrasando una celebre battuta di Nino Manfredi durante uno spot dedicato proprio ad una marca di caffè tra le più diffuse in Italia, si può concludere così: “Il caffè è un piacere, se non è “educato” diventa un dispiacere per gli altri”.  È proprio vero, il caffè rende nervosi!