La Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri i e la Guardia di Finanza, dalle prime ore dell’alba, stanno dando esecuzione ad un’ampia operazione di contrasto alla criminalità organizzata, condotta e coordinata dalla Procura della Repubblica di Salerno Direzione Distrettuale Antimafia, che ha colpito due associazioni per delinquere di stampo camorristico tra loro federale, influenti sui territori dei Comuni di Pagani, Nocera Inferiore, San Marzano sul Sarno, Scafati e di altri Comuni dell’Agro Nocerino Sarnese nonché incidenti anche su alcuni Comuni della Provincia di Napoli.
Le tre Forze di Polizia hanno proceduto all’arresto e contestuale sequestro di beni a carico di 25 soggetti, tutti destinatari della misura cautelare della custodia in carcere ad eccezione di uno degli accoliti, attualmente collaboratore di giustizia e sottoposto in data odierna agli arresti domiciliari in località protetta.
Gli odierni arrestati sono indagati a diverso titolo per i reati di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, porto e detenzione illegali di armi, illecita concorrcnza con minaccia o violenza e autoriciclaggio nonché, ancora, per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tutte fattispecie aggiavate dal metodo e/o dalle finalità mafiose.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Salerno e dal Reparto Territoriale Carabinieri di Nocera Inferiore, hanno colpito i clan “FEZZA-DE VIVO” di Pagani e “GIUGLIANO” di Poggiomarino..
Secondo quanto emerso allo stato delle investigazioni e ritenuto dal GIP il clan FEZZA-DE VIVO, ha mantenuto il predominio assoluto sul territorio di Pagani e in buona parte dell’Agro Nocerino Sarnese, controllando il mercato degli stupefacenti, inponendosi con richieste estorsive e riuscendo ad infiltrarsi nell’economia legale in settori particolarmente delicati.
Particolarmente pervasiva sarebbe proprio l’attività posta in essere al fine di inserirsi nel sistema economico. A tal proposito è emblematico quanto avvenuto a partire dal mese di maggio 2020, in corrispondenza del periodo successivo al primo cosiddetto “lock down”, allorquando il clan avrebbe imposto nel settore delle sanificazioni, con metodi intimidatori e violenti quali il pestaggio di un noto imprenditore concorrente, la cooperativa PEDEMA, una società gestita dal consociato M,A, e di fatto controllata, secondo l’odierno quadro accusatorio, dai vertici del sodalizio oggetto di indagine.
Le operazioni condotte nel mercato dell’economia legale sarebbero state favorito anche dall’apporto fornito da un commercialista a cui è stata contestata l’ipotesi di concorso esterno, il quale ha costantemente prestato la propria opera professionale favorendo consapevolmente gli interessi economici dell’organizzazione camorristica e dei suoi vertici. La sua condotta si sarebbe estrinsecata in particolare in consulenze economico-finanziarie finalizzate ad occultare e a reinvestire i proventi illegalmente accumulati.
Altre importanti operazioni commerciali poste in essere dal clan avrebbero riguardato l’effettiva acquisizione di attività commerciali.
Il clan FEZZA-DE VIVO avrebbe favorito il reimpiego dei proventi illecitamente accumulati ideando un sistema di trasferimento del denaro all’estero, precisamente in Spagna, ove ha altresì avviato un’attività del tipo bar-pasticceria.
Nella imputazione accusatoria l’organizzazione criminale non ha comunque abbandonato la tradizionale attività estorsiva, strumento di imposizione sul territorio e di esibizione della propria presenza. Sono stati documentati verosimili episodi, in forma consumata o tentata, nel corso dei quali appartenenti ai clan hanno operato per sottrarre alle vittime la proprietà di locali e di attività commerciali, in un caso chiedendo inizialmente addirittura una somma pari a 100.000 euro ad un facoltoso imprenditore affinché lo stesso potesse continuare ad esercitare la propria attività sul territorio di influenza del clan.
Secondo il GIP la forza e la piena operatività della confederazione hanno trovato espressione in alcune vicende documentate dalle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno.
Sarebbe stato infatti proprio l’accordo tra i promotori delle due organizzazioni criminali a determinare un’inversione di rotta nella gestione del mercato degli stupefacenti, il cosiddetto “SISTEMA” attraverso cui, stando all’impianto indiziario ritenuto valido dal Giudice cautelare, il sodalizio autoctono paganese controllava almeno 10 diverse piazze di spaccio censite sul territorio di Pagani e a Nocera Inferiore (alcune delle quali recentemente disarticolate a seguito di mirate indagini di questo Ufficio), dapprima imponendo le proprie forniture con la violenza e l’intimidazione. Dalla fine del 2020, ritenendo eccessivamente pericoloso occuparsi direttamente della fornitura di tutte le piazze di spaccio, il “SISTEMA” avrebbe preferito invece consentire loro di acquistare liberamente le partite di stupefacente, a condizione, però, che mensilmente venisse versato il rateo estorsivo a favore del clan.
Sono stati infine documentati episodi estorsivi. È stato infatti ritenuto che alcuni imprenditori, le cui società insistono nei territori di influenza dei clan, sono stati costretti a versare ratei estorsivi, di trasporto oscillante tra i 3.000 e i 5.000 euro, con cadenza mensile ed in corrispondenza delle trascorse festività pasquali.
Contestualmente all’esecuzione delle misure restrittive, i Finanzieri del Comando Provinciale di Salerno stanno dando esecuzione anche ad un provvedimento di sequestro finalizzato alla confisca nei confronti degli indagati, avente ad oggetto beni immobili, autoveicoli, rapporti di conto corrente e complessi aziendali per un valore stimato, in via prudenziale, in circa £ 1.000.000,00.
Sono in corso, altresì, perquisizioni locali e domiciliari finalizzate alla ricerca di stupefacente e denaro contante, con il supporto tecnico e l’impiego di unità cinofile specializzate delle tre Forze di Polizia.
Le investigazioni economico-patrimoniali hanno permesso di ipotizzare una sproporzione tra il reddito dichiarato ai fini fiscali e il valore dei beni detenuti dagli indagati, anche per il tramite dei loro familiari, tale da far ritenere il patrimonio cautelato provento di attività illecite.
Sulla base degli elementi investigativi raccolti, è stato attivato un ordine di indagine europeo, attraverso il canale àuroju.st, allo scopo di individuare ulteriori illeciti localizzati in Spagna sempre riconducibili agli indagati.
La cooperazione giudiziaria promossa ha consentito di risalire a 5 aziende spagnole operanti nei settori di commercio e noleggio di autoveicoli, produzione prodotti di pasticceria e pane, import- export di prodotti tessili nonché commercio all’ingrosso di frutta e ortaggi.
In particolare sono stati sottoposti a sequestro sul territorio nazionale 15 soggetti economici (bar, una società operante nel settore dei rifiuti, attività di rivendita prodotti alimentari, imprese agricole, etc.), 24 autoveicoli e 6 unità immobiliari.
Sono in corso approfondimenti su 210 rapporti bancari intestati agli indagati finalizzati a sottoporre a vincolo cautelare disponibilità finanziarie di provenienza illecita.

