«Dissero che mio figlio aveva avuto un incidente. Solo il giorno dopo, quando mi trovavo in ospedale, seppi che era stato colpito due volte con un casco». Ha iniziato così la sua breve testimonianza davanti ai giudici Annamaria Sarno, la mamma del giovane Dario Ferrara, il 21enne morto il 28 aprile del 2015 dopo tre giorni di coma all’ospedale Umberto I. Per quella vicenda, è ora sotto processo con l’accusa di omicidio volontario Francesco Paolo Ferraro, ragazzo di 25 anni con il quale Dario avrebbe avuto una colluttazione all’interno del parco comunale “Canzolino” di Villanova. Uno «scontro» che costò a quest’ultimo tre giorni di coma, con il ricovero in ospedale disposto il 21 aprile. Il decesso sopraggiunse qualche giorno dopo. Davanti ai giudici della Corte d’Assise di Salerno, presidente Palumbo e a latere D’Avino, la donna ha raccontato di come venne a conoscenza di quanto capitato al figlio. Durante il processo cominciato ieri, ha spiegato di aver raccolto diverse versioni sulla dinamica dei fatti, oltre alle confidenze di alcuni amici del figlio. Solo allora decise di avvisare la polizia, che si recò sul luogo dell’aggressione per le indagini il giorno dopo i fatti. «Fu un suo amico a dirmi che mio figlio si era fatto male a seguito di un incidente – ha esordito – ma cambiò spesso versione. Il giorno dopo, in ospedale, altri suoi amici mi dissero invece che Dario era stato colpito due volte con un casco. Fu allora che mi rivolsi con una telefonata alla polizia, riferendo quanto avevo appreso. Quando poi ho chiamato il ragazzo che per primo mi disse dell’incidente, gli chiesi più volte di dirmi la verità». Incalzata dalle domande del sostituto procuratore Giuseppe Cacciapuoti, ha poi aggiunto: «Quel ragazzo non l’ho più visto e sentito. Nemmeno al funerale di mio figlio. Sparì completamente». E’ toccato poi all’ispettore di polizia testimoniare su come furono condotte le indagini, partite ufficialmente a distanza di quasi un giorno. L’agente ha spiegato che il ragazzo accusato di aver colpito Dario si presentò spontaneamente in commissariato, consegnando un casco. Gli inquirenti verbalizzarono le testimonianze di diverse persone e amici in comune dei due giovani, che saranno ora sentiti in tribunale. L’obiettivo era ed è quello di ricostruire la dinamica dell’aggressione, mai chiarita del tutto e – secondo la procura – generata da un debito di qualche centinaio di euro. I due ragazzi si videro alle 16.00 del pomeriggio di sabato 25 aprile. Entrambi si conoscevano, oltre ad avere amicizie in comune e ad aver già litigato – stando alle indagini – qualche giorno prima. Tra di loro poche battute, poi la colluttazione. Secondo il medico legale, Dario riportò lesioni «derivanti da corpo contundente». Quelle ferite gli provocarono un trauma cranico, che fu poi conseguenza della morte. In commissariato, Francesco Paolo Ferraro non avrebbe mai negato la lite, ma escluse di aver colpito Dario con degli oggetti. Il ragazzo è difeso dall’avvocato Vincenzo Calabrese, mentre la famiglia di Dario dai legali Michele Alfano e Giovanni Castaldi. In virtù della prossima udienza, fissata per il 23 maggio, saranno sentiti tre amici della vittima. Il primo, è il ragazzo che per primo avrebbe parlato con la madre del 21enne, cambiando più volte versione. E poi, due ragazze, che quel giorno avevano parlato poco prima con Dario. Erano in auto e, anche se non chiaramente, dissero alla polizia di aver visto cadere un giovane a terra.
