Scafati. Inganna un imprenditore malato di Alzheimer per ottenere i suoi beni

A processo una 47enne

0
577

Avrebbe approfittato della malattia del padre del fidanzato, che soffriva di “Alzheimer”, per farsi intestare un ingente patrimonio immobiliare dietro la minaccia di un sequestro imminente ad opera della magistratura. Sarà processata con l’accusa di «circonvenzione di incapace» una 47enne di Torre Annunziata, che il 15 aprile del 2014 avrebbe ingannato – stando ad una denuncia sporta dai familiari – un imprenditore titolare di una grossa attività nel settore conserviero. Lo ha deciso il gup Alfonso Scermino, che ha rinviato a giudizio la donna, già dipendente di quell’attività nel settore amministrativo. L’uomo che avrebbe truffato, all’epoca dei fatti 82enne e ora deceduto, era a capo dell’azienda di famiglia. Le indagini furono condotte dalla Guardia di Finanza, dopo l’esposto presentato dai familiari. I fatti si sarebbero svolti nel comune di Scafati. Il patrimonio immobiliare, finito al centro della contesa, era stato inizialmente trasferito alla moglie e ai figli dell’imprenditore da lui stesso.

Stando alle accuse, C.B. , attraverso un giro di assegni si adoperò per ottenere il passaggio di quegli immobili. Una sorta di “misura precauzionale” che sarebbe servita a scongiurare il sequestro di quegli stessi beni a causa di una imminente decisione della magistratura. Ma per la famiglia, quel “trasferimento” fu solo il risultato di un inganno. Nella denuncia, fu riferito che la donna aveva approfittato dello stato di salute precario dell’uomo. «Il signor C.S. non gode più della capacità di intendere e di volere, sebbene non ci sia stata domanda di interdizione ma solo di pensione con accompagnamento». Il prezzo di quegli immobili, all’epoca dei fatti, si aggirava intorno al milione di euro. L’atto di trasferimento “simulato” sarebbe stato il risultato di una “circonvenzione” che la donna avrebbe adottato nei confronti dell’imprenditore, incapace di intendere e di volere secondo una perizia medica. Soffriva infatti di Alzheimer. Il processo servirà ora a stabilire come andarono realmente le cose