Oggi, 19 Settembre, la Chiesa santifica Gennaro, Vescovo di Benevento e patrono di Napoli. Poche sono le notizie che si hanno sul suo conto, tra cui che era di nobile famiglia beneventana e che fu molto credente fin dalla giovane età.
Il Vescovo Gennaro fu decapitato il 19 settembre del 304, durante le persecuzioni di Diocleziano contro i cristiani. Una donna chiamata Eusebia, secondo le abitudini in uso a quei tempi fra i cristiani, raccolse il sangue in alcuni balsamari di vetro di diversa misura. Questi furono sigillati con un tappo di stoppa, prodotto ideale per l’epoca al fine di ottenere una accorta chiusura del vetro. Poi, il corpo di Gennaro fu sepolto lontano da occhi indiscreti, probabilmente in un fondo chiamato Marciano.
Il culto delle reliquie di San Gennaro iniziò molto prima della sua santificazione, avvenuta nel 1586. Già prima di questa data erano iniziati i pellegrinaggi devozionali presso la sua sepoltura nelle Catacombe di San Gennaro, dove i suoi resti erano stati traslati dalla tomba di Agro Marciano nel V secolo. I napoletani si rivolgevano al Santo soprattutto in occasione dei terremoti e delle eruzioni del Vesuvio e le loro visite sempre più frequenti resero necessario ingrandire le catacombe.
Oggi, in occasione di questo giorno specialissimo e caro non solo ai partenopei ma a tutti i campani, alle 9.15 l ’Arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia si è recato nella Cappella del Tesoro, dove è stato accolto dall’Abate monsignor Vincenzo De Gregorio e dalla Deputazione con a capo il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Qui si è proceduto all’apertura della cassaforte dove sono custodite le ampolle con il sangue poi portate in processione verso l’altare maggiore del Duomo. Quindi la celebrazione Eucaristica e le preghiere propiziatorie per il miracolo dello scioglimento del sangue. A sventolare il tradizionale fazzoletto bianco, per annunciare il prodigio avvenuto alle 9.27, è stato il Deputato del Seggio del Popolo Mariano Bruno, tra la gioia e l’esultanza dei fedeli. San Gennaro ha pensato al suo popolo anche questa volta che, fino al prossimo miracolo, dormirà sogni più tranquilli.
I tre prodigi
Il miracolo della liquefazione del sangue si compie tre volte l’anno. Nel sabato che precede la prima domenica di maggio il busto e le ampolle vengono portati in processione, insieme ai busti d’argento dei numerosi santi compatroni di Napoli, dalla Cappella del Tesoro in Duomo alla Basilica di Santa Chiara, in ricordo della prima traslazione delle spoglie del santo da Pozzuoli a Napoli. Qui, dopo le rituali preghiere, avviene la liquefazione del sangue. Il 16 dicembre il miracolo ricorda il patrocinio di San Gennaro intervenuto, nel 1631, per fermare una disastrosa eruzione del Vesuvio e salvare Napoli. Il 19 settembre è la ricorrenza della decapitazione del Santo. Il sangue, una volta sciolto, resta allo stato liquido per gli otto giorni successivi e i fedeli sono ammessi a vedere da vicini la teca e baciarla mentre un prelato che la muove per far constatare la liquidità. Il prodigio è interpretato come un segno di buon auspicio per Napoli, la benevolenza del Santo che accorre in aiuto della sua città.

