La voce di Napoli, Sergio Bruni, a quasi 20 anni dalla sua scomparsa: Vive sempre!

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Non era de maggio, ma era de giugno, precisamente il 22 giugno del 2003 quando il re della canzone napoletana Guglielmo Chianese in arte Sergio Bruni si spegne a Roma.

La storia di Sergio Bruni, cantante, chitarrista, compositore nasce a Villaricca, il 15 settembre 1921, sfugge alle logiche del sistema discografico, quell’ugola e la sua terra entrambe, di filtrare le proprie emozioni attraverso i dischi venduti a milioni, per non parlare dei festival di Napoli vinti (nel ’62 con «Marechiaro, Marechiaro», nel ’66 con «Bella) e dei successi lanciati da Sanremo («Il mare», «Tango italiano», «Gondolì gondolà»), delle tournée in mezzo mondo.

Bruni era lo scrigno di vita e d’arte che ogni aspirante cantante coglieva dai suoi concerti, soprattutto quelli, leggendari, nel teatrino di casa della sua villa al corso Vittorio Emanuele.

Quel teatrino era aperto a tutti, o quasi: «Lo tengo in piedi, gratis, per i napoletani e per i turisti», spiegava, in cui riconquistare l’armonia perduta, capire perché il mare non bagna più Napoli, perché Napule è ’na carta sporca e nisciuno se ne ’mporta.

Un teatrino da cui partì la vita di «Carmela», nata per sfida nel 1976 e diventata, alla faccia dei padroni della musica che non la vollero mettere su disco, il primo classico partenopeo contemporaneo.

La voce di Napoli che cantava Napoli, perle del suo canzoniere d’autore, Carmela, Chiappariello, Napoli doce amara, Amaro è o bene, Mierolo affurtunato, ’Na bruna, Core ’ngrato, Torna maggio, Vieneme ’nzuonno, Lu cardillo, Luna nova, ‘O Zampugnaro ‘nnammurato, Serenata Napulitana e tanti altri capolavori: ancora oggi le riascolti e ti ritrovi al cospetto della sua voce più verace, più profonda, più significativa che Napoli abbia avuto.
Ecco di cosa fu capace fu Eduardo a comporre questi versi dedicati a Bruni.

‘A ggente sà che dice?

Ca tu si a voc’è Napule.

E sà che dice pure?

Ca Nàpule songh’io.

Si tu si a voc’è Napule e Napule songh’io; chesto che vven’a ddicere, ca tu si ‘a vòcia mia !

Oramai, lo scrigno di Bruni continuerà a racchiudere diamanti, perle e pietre preziose, come del resto nella canzone «Stu vico niro nun fernesce maje…», certo però, non bisogna dimenticare, è la storia dello scugnizzo che nel settembre del 1943 formò con una decina di giovani della sua età un gruppo di volontari per combattere i nazisti nelle Quattro Giornate di Napoli. Chapeau Maestro!