Investigazione di Napoli Animal Save sulla brucellosi negli allevamenti casertani

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Le attiviste di Napoli Animal Save si sono recate in provincia di Caserta per un’investigazione per documentare le condizioni delle bufale negli allevamenti dell’industria lattiero casearia a seguito degli abbattimenti degli animali che dovrebbero limitare la diffusione di brucellosi e tubercolosi (TBC).

Le attiviste hanno parlato con diversi allevatori e sono riuscite ad entrare nelle aziende agricole e documentare le condizioni degli animali. Gli allevatori hanno dichiarato che le bufale vengono sottoposte a controlli periodici dell’ASL, molte vengono mandate al macello (negli ultimi 10 anni si stima siano stati macellati per brucellosi 40 mila animali) ma molto spesso dopo essere state abbattute risultano negative al test della brucellosi, quindi vengono abbattute perfettamente sane. L’Unione Europea destina 1500€ di fondi pubblici per l’abbattimento di ogni animale, divisi tra allevatori e mattatoio.

Nonostante gli ultimi anni ci abbiano messo in guardia sul problema delle epidemie e zoonosi e l’ultimo Rapporto IPCC mostri chiaramente l’incompatibilità tra il sistema alimentare basato sulle proteine animali e la transizione ecologica, l’Unione Europea continua a finanziare un sistema al collasso, invece di incentivare gli allevatori a una transizione delle proprie aziende verso un sistema alimentare vegetale e sostenibile. Il Parlamento Europeo attraverso la PAC (Politica Agricola Comune) ha destinato 357miliardi di euro (un terzo del bilancio comunitario) all’agricoltura, molti dei quali andranno alla zootecnia per il periodo dal 2021 al 2027.

Dopo la crisi in Ucraina l’UE ha anche destinato 48 milioni di euro alla zootecnia per limitare i danni dovuti alla mancanza di risorse per il sostentamento degli animali. Secondo gli scienziati rimangono solo 3 anni per poter evitare il collasso climatico, ma le azioni dell’Unione Europea sembrano continuare ad andare in senso opposto. L’unico modo per evitare il collasso climatico e le epidemie sarebbe smettere di finanziare in qualsiasi modo l’agricoltura animale e fornire agli allevatori la formazione necessaria per convertire la propria attività. A tal fine il Plant Based Treaty, ossia una proposta di trattato che ha come obiettivo quello di mettere i sistemi di produzione alimentare in prima linea nella lotta ai cambiamenti, può rappresentare una concreta possibilità e un “faro” per realizzare un cambio di questo sistema che è diventato insostenibile. È un cambiamento necessario e inevitabile perché il pianeta è davvero sull’orlo del baratro. Cambiando stile di vita e investendo in un sistema di produzione alimentare a base vegetale possiamo ancora salvare la nostra casa comune