Pagare per salvarsi la vita. I dettagli dell’inchiesta sui medici del Ruggi

Le vittime erano pazienti, estremamente vulnerabili e poco lucidi per capire il confine tra giusto e sbagliato

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Pagare per salvarsi la vita. Oppure, pagare per aumentare le possibilità di sopravvivere. E’ il quadro desolante che il gip Elisabetta Boccasini traccia sull’inchiesta della procura di Salerno per concussione, con tre medici finiti agli arresti domiciliari perché accusati di aver intascato denaro per operare pazienti e bypassare le liste d’attesa. «Se non pagavi – dice il gip – c’era il rischio di morire o nei casi meno gravi, di continuare a soffrire». Le vittime erano loro, i pazienti, estremamente vulnerabili e poco lucidi per capire il confine tra giusto e sbagliato. Emblematico è il caso di una straniera, che pur di non «mettere in difficoltà i medici», negò di aver pagato 35.000 euro per un intervento al quale decise di sottoporsi. Era affetta da meningioma celebrale, con perdita parziale della vista e dolori lancinanti che le impedivano di dormire anche di notte. Grazie all’operazione riprese anche a camminare. Ebbe «salva la vita».
Nell’inchiesta della magistratura, si capisce come il diritto alla salute non rappresentasse un tornaconto personale, ma «la necessità di salvarsi». Il denaro che si pagava – le cifre toccavano anche gli 80.000 euro – serviva solo ad evitare «il male peggiore». Come agivano i medici: tra Gaetano Liberti e Luciano Brigante esisteva un «accordo». Da una parte i pazienti del primo, ricoverati in ospedale senza prenotazione e in violazione delle liste d’attesa. Dall’altra Brigante, che forniva agli stessi la possibilità del ricovero insieme alle coordinate per i versamenti di denaro all’istituto “Fukuschima Brain Institute”, con sede a San Rossore (Pisa). La fondazione faceva riferimento al luminare Takanori Fukushima, medico giapponese residente negli Stati Uniti, che con gli altri due mirava a realizzare «una casa di cura privata» dove operare. La volontà di farsi favori reciproci – per il gip – era evidente.
Anche se non raggiunto da misura cautelare, Fukushima era pienamente coinvolto nell’indagine. Non fosse altro perché «consapevole» di operare presso un ospedale senza essere inserito nelle piante organiche e di prendere denaro per interventi eseguiti presso una struttura pubblica. I ruoli dei tre medici erano ben definiti. Fukushima, chirurgo di fama mondiale, era «l’elemento rassicurante» per i pazienti e per la loro volontà di operarsi; Brigante, medico ospedaliero, disponeva «a suo piacimento» della struttura pubblica, grazie a «connivenze e complicità più o meno esplicite»; Liberti, infine, era in contatto con tanti pazienti – anche facoltosi – che avrebbe dirottato presso l’ospedale di Salerno, anziché ricoverarli in provincia di Pisa. Lo stesso valeva per Anna Rita Iannicelli, che aveva in gestione le sale operatorie e che «grazie alla sua collaborazione», avrebbe permesso a Brigante di operare bypassando le liste d’attesa. In ultimo, vi è la posizione di Renato Saponiero, sospeso per 9 mesi dal Dipartimento del Settore di Neuroscienze e Patologie cranio facciali, perché «coprì» Brigante, senza adottare alcun procedimento disciplinare nei suoi confronti. Il dirigente sapeva delle operazioni a pagamento, dopo aver ascoltato la registrazione tra medico e paziente, che gli fu portata da un collega.
Vale la pena citare altri due episodi, che i carabinieri del Nucleo Investigativo inseriscono nell’informativa al fine di rendere ancor più chiaro il quadro probatorio. Il primo, è quello legato alla mancanza di posti letto, che venivano “nascosti” per favorire i pazienti di un medico, a discapito di altri, che invece dovevano tornarsene a casa. Il secondo, è invece il contenuto di un’intercettazione ambientale nei riguardi di alcuni medici, che in attesa di essere sentiti dai carabinieri, così si sfogarono in caserma: «Cioè quello si prende i soldi e non gli fate nulla e noi siamo qua per dei presunti maltrattamenti, ma ti rendi conto. E’ da due anni a questa parte che quello la per ogni intervento si prende soldi, lo sanno tutti, carabinieri compresi»