Chiedevano ingenti somme di denaro per far avanzare i pazienti oncologici nelle liste d’attesa del reparto di Neurochirurgia all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Con questa accusa i Carabinieri hanno arrestato tre medici, tra i quali il primario dello stesso reparto, Luciano Brigante, tutti posti agli arresti domiciliari. Una quarta persona è stata sospesa dal servizio con l’accusa di omessa denuncia.
Accuse gravissime per i medici che, se confermate, restituirebbero un quadro a dir poco raccapricciante relativo a una vergognosa speculazione sulle speranze dei malati oncologici e dei loro familiari. Le indagini hanno preso inizio a maggio del 2015, su denuncia dei familiari di una paziente ricoverata all’ospedale di San Leonardo, deceduta dopo l’intervento chirurgico. Secondo gli inquirenti, fu versata in quell’occasione una ingente somma di denaro per ridurre notevolmente i tempi di attesa della paziente.
Per l’accusa, i medici puntavano soprattutto su pazienti oncologici con breve aspettativa di vita, che avevano dunque urgenza di tempi brevi per le operazioni chirurgiche. Gli interventi venivano poi eseguiti dallo stesso Brigante e da Takanori Fukushima, titolare del Fukushima Brain Institute di Pisa.
Proprio il medico giapponese, nei mesi scorsi, era stato al centro di un’indagine simile per tangenti: l’accusa era quella di aver dirottato pazienti oncologici, colpiti da tumori al cervello, dall’istituto di Pisa all’ospedale di Salerno, per accelerare i tempi di intervento in cambio di somme che sarebbero arrivate finanche a 60mila euro. Da questa precedente indagine risultò che alcuni pazienti venivano ricoverati e subito operati da Brigante e Fukushima nel breve volgere di soli 3 giorni. Un inter che aveva messo in allarme lo stesso direttore generale del Ruggi, dott. Vincenzo Viggiani.
Gli arresti domiciliari sono scattati anche per Gaetano Liberti, collaboratore di Fukushima, mentre risulta indagata anche la caposala del reparto di Neurochirurgia.

