Il Requiem in re minore op. 48 di Gabriel Fauré rivivrà nei concerti che da domenica a martedì sono in programma nei luoghi sacri della provincia di Salerno.
Quattro composizioni musicali unite riproporranno l’arrangiamento corale-orchestrale della Messa cattolica abbreviata per i morti in Latino, che Fauré compose tra il 1887 e il 1890.
Ecco dove poter ascoltare:
Domenica (10 aprile) alle 20.30 alla Chiesa della SS. Annunziata di Salerno:
Lunedì alle 20.00 alla Chiesa di San Bartolomeo Apostolo di Corbara:
Martedì alle 20.00 al Duomo di Positano, con la direzione del maestro Francesco D’Arcangelo, si esibiranno insieme i cori Estro armonico, Il Calicanto Voci Bianche e il polifonico Casella con l’Ensemble Lirico Italiano.

Di questa esperienza parla Silvana Noschese, direttrice del Coro Estro Armonico: “La pandemia ha messo a dura prova la vita corale italiana. Per alcuni cori è stato davvero necessario, per sopravvivere, riprendere e ricontattare il progetto associativo iniziale: personale prima e culturale poi. L’importanza cioè del canto innanzitutto per sé stessi (Cantare da soli a casa davanti a uno schermo ha rappresentato a volte un impedimento piuttosto che un piacere, una soddisfazione) e del rilancio di obiettivi ancora più significativi, dopo la caduta verticale di eventi e manifestazioni.
Ed è proprio dal silenzio, da silenzio e isolamento, che la progettualità corale salernitana ne sta uscendo sempre più fortificata. Al gioco della musica vince chi arriva insieme e, ancor di più, al gioco prezioso di un canto condiviso. Ed è stata proprio questa la nuova forza emergente. L’idea di mettere insieme risorse, idee e competenze di due gruppi che a Salerno hanno fatto la storia della coralità”.
Insieme in questi concerti l’Estro Armonico che esiste da più di vent’anni e il coro Casella nato trent’anni fa da una lungimirante idea di Dario Janneci, docente di latino e greco presso il De Santis, e oggi brillantemente diretto da Caterina Squillace.

Frequentatrici assidue di scuole di formazione alla direzione corale in tutta Italia e non solo, sono riuscite a costruire ponti personali e professionali che inter-rompono quel consolidato mito della “competizione” tra realtà corali e culturali, consapevoli che l’”idea” di guerra si sconfigge anche e proprio a partire dalle radici culturali e musicali.
Cori di tradizione dunque, ma anche cori che hanno scelto di investire sulla proposta di pagine di musica colta spesso non ancora esplorate e non ancora diventate “comuni” al nostro pubblico. Alla base dunque di questo progetto un rilancio, una scommessa, un desiderio. Perseverare nella qualità, nell’originalità, nell’apertura, nell’incontro, nella pace.
Un’altra delle novità di questa produzione è la presenza delle voci bianche del Calicanto, realtà nata e sviluppatosi proprio all’interno dell’Estro Armonico e dirette da Milva Coralluzzo, storica cantante del coro ed esperta nella conduzione delle giovani voci. Lo stesso Fauré desiderava fortemente (e lo palesa nelle sonorità) far eseguire alcuni dei brani “Il Pie Jesu“ e “In paradisum“ dalle voci bianche …
A completare e impreziosire la proposta la presenza dunque anche delle voci bianche del Calicanto. La sinergia non si esaurisce con i tre cori ma si estende alla collaborazione, ormai consolidata, con l’Ensemble Lirico Italiano diretto da Francesco D’Arcangelo.
Ancora Noschese: “É a tavolino che a volte nascono le cose. Quando a parlare sono i sogni del “musicista”, i desideri dei direttori uniti da lungimiranti obiettivi che si incontrano e prendono forma, le idee, le proposte, si trasformano in mission vere e proprie. Rilanciare la cultura corale nella nostra città presentando l’esecuzione di pagine sempre più nuove e poco conosciute e coltivare, consolidare e rilanciare questi incontri sempre più ravvicinati. Il pubblico va educato, la letteratura musicale è vasta e progettando proposte legate o al “tempo liturgico”, alle urgenze ambientali, ai valori urgentemente da recuperare come valori umani, prima ancora che culturali e sociali, potrebbero davvero dare voce alla “coralità “che acquisterebbe quella dignità culturale universalmente riconosciuta e trovando finalmente ampia e adeguata collocazione tra i nuovi protagonisti culturali delle proposte musicali.
I cori non solo come coreografia, spesso edulcorata, ma come proto-agonisti (primi lottatori) della musica”.

